“Metropolis”, fantascienza visionaria ai tempi del cinema muto

Definito da Luis Bunuel “la cattedrale della modernità cinematografica”, Metropolis è uno dei risultati più straordinari del cinema muto, tanto da diventare fonte d’ispirazione per film di fantascienza di culto del calibro di Blade Runner e Matrix. La sceneggiatura, ispirata al romanzo di Thea von Harbou, moglie del regista Fritz Lang, è strutturata in tre parti: Prologo, Intermezzo e Furioso.

Nel 2026 la megalopoli Metropolis è divisa in due livelli. Nella città di sopra i ricchi godono di tutti gli agi, in quella inferiore gli operai sono sfruttati come schiavi. La giovane bambinaia Maria, che un giorno deciderà di far “incontrare” questi due mondi, darà il là ad un turbinio di eventi che rivoluzionerà definitivamente il dualismo antico di quella realtà. Il film costituisce una delle pietre miliari della storia del cinema, non tanto per la trama, quanto per la spettacolarità scenografica, praticamente impensabile per l’epoca. Tradizione vuole che l’idea per le scenografie sia balenata nella mente del regista austriaco durante un viaggio a new York, dove ebbe modo di assaporate la frenesia di una città in crescita, con le sue luci abbaglianti e i suoi edifici imponenti. In quella visione vi era l’emblema stesso del progresso incalzante, tanto favoloso quanto contraddittorio.

Lang realizza una vera e propria sinfonia visiva dove la sua fantasia architettonica e pittorica si esprime ai massimi livelli. Una pellicola espressionista, nel quale gli elementi tipici di questa avanguardia vengono declinati nel suo particolare stile. Scenari, situazioni ed eventi vengono monumentalizzati, creando attraverso la rappresentazione della metropoli del futuro, una sintesi particolarmente suggestiva dell’architettura e dell’arte europea, da Brueghel al Judenstil, dall’arte meccanomorfa al Bauhaus. Compare inoltre una visione del mondo lucidamente pessimistica, critica nei confronti della civiltà industriale e colma di pietà per la sorte spesso ingiusta dei singoli individui: emblematica rappresentazione della modernità e delle sue contraddizioni.

In linea con la moda culturale del suo tempo, Lang tende alla realizzazione della Gesamtkunstwerk – l’opera d’arte totale – incarnando, a detta di critici e cineasti legati alla Nouvelle vague come Truffaut e Rivette, l’idea stessa di regia espressa al suo massimo livello.

Cultura
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sabato 26 Settembre 2020