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L’arte del macramè di Alessandra Pedrotti

Alessandra Pedrotti, classe 1983, insegnante di scuola dell’infanzia e primaria, è una dei 12 artisti dell’associazione Io Creo di Pergine Valsugana. L’abbiamo intervistata sulla sua tecnica creativa, in occasione della mostra Sulle ali della creatività tenutasi a fine luglio a Torre Mirana a Trento.

Iniziamo dalle basi: che cos’è il macramè?

È una tecnica di annodatura di cui non si conoscono bene le origini. Il termine “macramè” deriva dall’arabo e le sue prime attestazioni risalgono addirittura al VII secolo d.C. In Italia sbarca tramite scambi commerciali, in particolare nella città di Genova, intorno al XIII secolo. Basata sulla combinazione di nodi, senza la necessità di strumenti per la lavorazione – e per questo mai considerata un’arte nobile come il tombolo -, venne utilizzata prima dai marinai per creare oggetti di uso pratico come portabottiglie e cinture, per passare poi in mani femminili e diventare ricamo decorativo a tutti gli effetti: i tessuti venivano sfilati per creare intrecci (frange per gli asciugamani, bordure per le lenzuola, ecc.). Negli anni più recenti il macramè è stato, invece, rivisitato per la creazione di gioielli, vestiti e accessori. Diverse combinazioni di nodi creano diversi disegni, al punto che attualmente si possono distinguere le varie scuole a livello nazionale, così come i diversi filati impiegati (dallo spago al lino, sintetici o naturali) le caratterizzano a livello mondiale: il bello del macramè è proprio che con pochi nodi base, si possono creare un’infinità di prodotti diversi che ben rappresentano l’identità culturale di chi li realizza.

Come ti sei avvicinata a questa tecnica?

Durante uno scambio linguistico in Sudtirolo tra le medie e le superiori, la signora della famiglia in cui ero ospitata stava insegnando il macramè alla figlia: lì ho imparato i nodi base. Non ho più annodato fino agli anni universitari in cui sono entrata in contatto con due signore molto disponibili che lo praticavano. Sperimentando è nata la passione e in internet ho trovato una fonte inesauribile di informazioni e materiali che mi hanno permesso di affinare la mia tecnica fino a personalizzarla.

C’è una creazione in particolare che senti più “tua”?

Al momento credo che ciò che mi rappresenti di più siano le Mi’ Cocche: bamboline con la testa in ceramica – frutto di una lunga collaborazione con Annalisa Piccioni, un’artista umbra – e il vestito in macramè che possono essere indossate come pendenti. Ogni abito è diverso e mi permette il massimo della creatività: utilizzo fili da 0,6 – 0,3 mm a seconda della grandezza dei dettagli e lavoro con un andamento circolare. Quest’anno ho anche vinto il primo premio nella sezione Mi’ Cocca al concorso annuale del Museo del Macramè di Castelgomberto (VI).

E sempre quest’anno hai vinto anche un premio per la realizzazione di un gioiello longobardo.

Sì, all’interno di un concorso di ricamo il cui tema era Il filo della storia: I Longobardi, ho partecipato nella sezione gioielli riproducendo in filo dorato e ametiste gli orecchini ritrovati nella Tomba della Principessa Longobarda a Civezzano e ora custoditi al Castello del Buonconsiglio. Le opere sono poi rimaste al Museo del Ricamo di Valtopina (PG) ed è stato realizzato un catalogo che custodisco gelosamente.

Cultura
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