“Juliette, la primavera”, la Parigi in quarantena di Eleonora – Federico Oselini

juliette

Accidenti al coronavirus, quante cose che mai ci saremmo aspettati di vedere abbiamo invece di fronte. Quanti cambiamenti nel nostro stile di vita, quante notizie e “bollettini di guerra” ci assalgono ogni minuto del giorno. Siamo disorientati, spaventati, in ansia per noi e per i nostri cari e desiderosi di capire cosa ne sarà delle nostre logiche del vivere quotidiano, del nostro – chi l’avrebbe mai detto – caffè al bar alle otto di mattina, che mai come ora assume i contorni di un’irraggiungibile Itaca.

In questo tourbillon difficile da metabolizzare c’è un’unica certezza: siamo tutti sulla stessa barca, nessuno escluso. Dentro alla cornice di questo dramma mondiale non possiamo fare molto se non stare ad osservare ciò che accade – rispettando le regole che ci hanno imposto – affamati di novità o semplicemente desiderosi di incrociare uno sguardo, udire una parola di incoraggiamento o ascoltare qualche storia proveniente da “là fuori”.

Sì, qualche storia. Perché dietro alle storie ci sono sempre delle persone che calpestano il nostro stesso suolo e che, con esistenze simili o diverse dalle nostre, condividono con noi il dono più grande che possediamo: la vita.

Eleonora Filippi ha 29 anni e vive a Parigi. Lei le storie ama raccontarle, attraverso la scrittura. Storie di vita, di luoghi e di persone. È in Francia proprio per questo: dopo essersi laureata in filosofia e linguaggi della modernità all’Università di Trento ed aver in seguito svolto un’attività politico-amministrativa nel suo comune di residenza in provincia di Verona ha deciso di cambiare vita, trasferendosi oltralpe per inseguire il suo sogno: vivere per scrivere, e magari scrivere per vivere. E così divide le sue giornate tra il lavoro, una lezione di teatro – altra sua grande passione – e la scrittura sul suo blog “N@rr-attrice di storie, specchio fedele della sua esistenza.

Eleonora sta affrontando, come tutti noi, questa primavera in quarantena. E’ in compagnia di Juliette, anziana signora – quasi centenaria – con cui condivide una casa nel cuore di Parigi. Per cristallizzare questo momento ha deciso di mettere nero su bianco quello che entrambe, insieme, stanno attraversando, facendosi forza a vicenda.

Il racconto di Eleonora “Juliette, la primavera” ci offre un punto di vista su un frammento di mondo a mille chilometri di distanza da noi, in un momento storico in cui le lontananze e le diversità si avvertono meno.

Avvicinati da storie come quella che di seguito proponiamo, gli animi si uniscono, grazie alla magia che un racconto di vita può regalare: potendo “sbirciare”, attraverso una penna e una pagina, dal vetro di una finestra che si affaccia su un boulevard di Parigi, comprendiamo che quel mondo è più vicino a noi di quanto potessimo credere.

Non sarà molto, ma questa “vicinanza” ci può aiutare a guardare al domani con un briciolo di forza in più, sentendoci un po’ meno soli, seppur circondati da una cupa cornice d’incertezza.

 

“JULIETTE, LA PRIMAVERA” 

Parigi 18 Marzo 2020 

 

Ça y est. Trascorrerò la mia quarantena a Parigi, lontana dalla mia famiglia, con una persona anziana di 95 anni.

Da ottobre abito infatti con Juliette una donna da una saggezza e una dolcezza infinita. Prima del mio arrivo ella viveva tutta sola nell’appartamento dove è nata e dalle cui finestre ha osservato le barricate costruite dai francesi per rallentare l’avanzata dei carri armati tedeschi sul finire del conflitto. Nonostante l’età, Juliette è ancora molto lucida nel pensiero, ma purtroppo molto limitata nei movimenti. Le sue ginocchia non la reggono più. In casa cammina con il bastone e si serve dei muri per sostenersi. Quando esce ha sempre bisogno di qualcuno che la spinga sulla sedia a rotelle.

Vivere con una persona anziana che cammina molto lentamente, un po’ sorda, e che si avvicina al secolo di vita, inevitabilmente obbliga a dei cambiamenti di ritmo e comporta delle riflessioni diverse. Soprattutto ai tempi del Coronavirus.

Se nella Parigi multitasking delle “mille e più” cose da fare si corre sempre e comunque, quando inserisco le chiavi nella serratura della porta ho come l’impressione di entrare in un altro spazio temporale. La rapidità dei gesti rallenta, la velocità dei passi di adatta alla lentezza della camminata di Juliette, la celerità della parola si accorda al suo orecchio dal tenue udito. 

Anche volendo nell’appartamento è dunque impossibile andare di fretta. Il corridoio è troppo stretto per permettere il sorpasso quando vi è Juliette: ella si muove lentamente facendo leva sul bastone e sulle pareti. A ogni passo una ruga di dolore le si forma sul viso. E il mio cuore piange di una dolcezza infinita.

Eppure Juliette è la Primavera.

Nel salone che dà sul Boulevard, i colori, i dipinti, i soprammobili, le pietre, tutto respira di spiritualità e testimonia la vita di questa donna: l’arte, i suoi viaggi, il suo cammino interiore. E quando vi ho messo piede la prima volta sono stata come investita da un’aura di luce e quiete: un’isola di pace al secondo piano di un bâtiment parigino. Eppure Juliette ha sofferto molto lungo tutto il corso della sua vita. E molto soffre ancora. Non parla molto della sua famiglia e quando vi accenna la voce si fa preoccupata, la fronte si corruga. Ma non si lascia andare. E per sopravvivere riveste la parola di una sottile e piacevole malinconia che richiama i bei momenti del passato. 

Juliette è la Primavera.

È una donna di una forza d’animo eccezionale, saggia, determinata, che da tutta una vita lavoro sul suo Io più profondo: qui suis-je?

Mi ripete spesso che ciò che conta nella vita è trovare un asse in sé, un asse per tenere, un asse che si piega ma non si spezza, un asse capace di far fronte alla vita. Mi ricorda che è pericoloso vivere di sogni, si rischia di farsi molto male. E il sorriso le diviene di colpo triste. Lei a sognare deve essersi fatta parecchio male. Mi incoraggia nei momenti di difficoltà, mi invita ad avere fiducia in me stessa. A rimanere salda in me, a prendere una direzione e perseguirla.

Quando dunque l’emergenza Coronavirus arriva infine anche a Parigi, il mio primo pensiero va a lei. Juliette non esce quasi mai, e nel suo appartamento è al sicuro. Il suo maggior rischio consiste nel continuare a ospitare me. Io ho continuato a prendere metro, a recarmi alla scuola e al lavoro fino allo scorso sabato. Sono dunque il principale vettore di virus per lei. 

Ho condiviso con lei questa mia inquietudine e per precauzione abbiamo smesso di darci il bacio del buongiorno, come quello della buona notte. Cerco sempre di conservare un minimo di distanza per proteggerla. Io sono giovane, abbastanza in buona salute e rischio meno, ma lei? 

Domenica durante la colazione le pongo per l’ennesima volta la domanda: «Est-ce que vous savez que vous risquez beaucoup avec moi? Vous ne craignez pas de attraper le virus à cause de moi?»

Mi guarda negli occhi con il suo sguardo limpido come un cielo di primavera, trasparente e sincero e mi risponde che non è per nulla preoccupata, che ci sono cose che non dipendono da noi ma da qualcuno che è al di sopra di noi e che il virus appartiene all’ordine delle cose naturali: «c’est bien que le virus affecte surtout les personnes âgée plutôt que les jeunes. C’est la nature».

Juliette è la Primavera e io sono in quarantena con lei.

 

Cultura
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lunedì 1 Giugno 2020