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In the Barbie World

C’è un film che recentemente ha fatto molto parlare di sé in giro per il mondo: Barbie. Sia per ragioni economiche sia per il messaggio o i messaggi che vuole trasmettere sia per la rivalità con un altro grande film arrivato in sala ovunque (meno che in Italia) negli stessi giorni: Oppenheimer.

Come detto, si possono fare molte riflessioni su Barbie. Non si può però prescindere da una considerazione preliminare, sulla quale dobbiamo essere tutti d’accordo. La considerazione è questa: il film potrà non piacere, ma dal punto di vista economico-commerciale è un capolavoro. Mentre scrivo questo pezzo, il film ha infatti superato il miliardo di dollari di incasso globale, e la sua corsa non è ancora terminata. Piace? Non piace? Non importa: è ossigeno per il sistema-cinema.

I cinema – penso all’Italia, ma il discorso vale un po’ per tutti, States compresi – hanno fatto fatica a riprendersi dopo la pandemia. La larga diffusione dello streaming (legale, ma anche illegale) durante il lockdown ha cambiato il modo di vivere i film. La serialità televisiva ha preso il sopravvento e il cinema a chilometro zero ha abituato lo spettatore a una forma di comodità che la sala non riesce chiaramente a offrire. Perfino l’esperienza cinematografica – lo schermo gigante, l’audio sparato a tutta – ormai è pareggiata da home theater sempre più raffinati.

Se inserito in questo quadro riusciamo a capire quanto sia stato importante un film come Barbie (e il discorso, in misura leggermente minore, vale anche per Oppenheimer). Schiodare il pubblico dal divano e spingerlo in sala è oggi un’impresa. Nemmeno la Marvel e il cinema supereroistico in generale, che sembravano invincibili, sono ormai in grado di smuovere le masse. È necessario un appeal diverso che Barbie, per ragioni non del tutto chiare e comunque non al centro di questa riflessione, ha saputo trovare.

Certo, si vorrebbe che anche film di maggior peso specifico e di maggiori ambizioni fossero in grado di conquistare il pubblico, spingendolo a riempire i cinema. Ma non è la stagione adatta (se mai c’è stata una stagione adatta), e bisogna accettare quello che passa il convento. Ci accontentiamo del fenomeno-Barbie per ora. Nella speranza che andare al cinema abitui ad andare al cinema e che le persone che sono uscite di casa per farlo si siano rese conto che in fondo non è così male.

Cultura
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lunedì 4 Marzo 2024