In giro per il mondo con Claudia e i suoi libri

Una passione per la lettura nata da piccola, grazie alle storie che la mamma e la nonna le raccontavano e a quelle che la maestra di educazione artistica delle elementari leggeva in classe. Claudia Pezzetti, piemontese classe 1986, ha studiato Geologia e fa l’insegnante di sostegno, ma ha continuato a coltivare la sua passione per la lettura. Nel 2013 ha aperto un blog, “Il giro del mondo attraverso i libri”, dove recensisce volumi che provengono letteralmente da ogni angolo del globo.

Da dove nasce l’idea de “Il giro del mondo attraverso i libri”?

«Avevo visto su “La Stampa” un articolo dedicato alla giornalista inglese Ann Morgan, che in un anno ha letto libri provenienti da ogni Paese del mondo. Il suo blog si chiama “A year reading the world”. Mi è piaciuta molto la sua idea di andare a visitare i Paesi attraverso i libri, perché un’altra passione che ho è quella per i viaggi».

Se dovessi consigliare un libro per ogni continente, quali volumi citeresti?

«Per l’Europa, “Patria” di Fernando Aramburu. Non è solo la storia, ambientata nei Paesi Baschi, ad avermi colpito. Non ho mai letto un libro scritto con quello stile: siamo abituati a libri lineari, invece in “Patria” ci sono continui flashback e sguardi sul futuro.

Per l’Asia, invece, consiglierei la testimonianza di Yeonmi Park, una ragazza che è riuscita a scappare dalla Corea del Nord. Il libro si chiama “La mia lotta per la libertà”, e racconta le privazioni che chi vive in Corea del Nord deve sopportare. Quando lei arriva in Cina prima e in America poi è sotto shock, perché capisce che tutto quello a cui credeva in realtà non era vero. Un po’ come nel film “The Truman Show”, in cui il protagonista si accorge che la sua vita era tutta una farsa.

Per l’Africa ho scelto “Terra violata” del senegalese Mohamed Mbougar Sarr, ambientato tra Senegal e Mali. Sarr ha immaginato che in un villaggio, prima molto tranquillo, arrivino all’improvviso dei jihadisti che prendono il potere e instaurano una teocrazia. C’è un gruppo di persone che però prova a opporsi e organizza una sorta di resistenza.

Per l’America ho scelto il romanzo sudamericano “Andarsene” di Rodrigo Hasbun, che immagina la storia di Monika Ertl, la donna che vendicò Che Guevara uccidendone l’assassino. È un libro conciso ma molto bello.

Per l’Oceania, direi “Figlia della giungla” di Sabine Kuegler, che racconta la sua storia: figlia di due antropologhi tedeschi, è cresciuta in Papua Nuova Guinea, dove i genitori conducevano le loro ricerche. Cresce in una foresta, facendo il bagno nei fiumi e cacciando cinghiali. Quando poi arriva a Berlino per studiare, è bloccata: non riesce nemmeno a prendere un treno».

Una città che hai scoperto e un’altra che invece hai ri-scoperto grazie a un libro?

 «Non avevo mai pensato di andare a visitare le Repubbliche Baltiche. Poi però ho letto “Anime baltiche” di Jan Brokken, che racconta la storia complicata di quei Paesi, che festeggiano due volte l’indipendenza: quella dagli zaristi e quella dai comunisti. Da lì mi sono appassionata: ho iniziato a guardare prima le foto, poi le compagnie aree… E sono andata in tutt’e tre le capitali, Tallin, Riga e Vilnius.

Un libro che ho letto di recente che mi ha fatto vedere in modo diverso le cose, invece, è “Resto qui” di Marco Balzano. Sono stata molte volte in Trentino e in Alto Adige e mi è sempre sembrato strano che in Alto Adige parlassero principalmente tedesco. Non ne capivo il motivo; leggendo la storia di Curon, però, sono riuscita a coglierlo, e sono anche tornata a vedere i luoghi del libro».

C’è qualche libro che collega le tue due passioni, lettura e geologia?

«Mi vengono in mente “Strane creature” di Tracy Chevalier, che racconta la storia della prima paleontologa inglese, Mary Anning, che ha lavorato negli anni Venti dell’Ottocento. E poi un saggio, “La vita meravigliosa” di Stephen Gould, che racconta la storia di un sito fossilifero canadese che risale a 500 milioni d’anni fa. Là è stato ritrovato un fossile importante, uno dei primi cordati. Tra l’altro, ce n’è un modellino – un Pikaia – al Muse di Trento».

Cultura
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giovedì 29 Luglio 2021