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Il Progetto Nagano dell’Orchestra Haydn

Nel 2022 l’Orchestra Haydn di Bolzano ha inaugurato il Progetto Nagano con una serie di concerti che coniugano il repertorio classico a quello contemporaneo, caro al direttore californiano di origini nipponiche Kent Nagano, classe 1951. A febbraio la Sinfonia degli addii di Haydn è stata così abbinata a musiche della compositrice russa Sofija Gubajdulina e ad una nuova commissione del giovane argentino Alex Nante. A novembre il progetto è proseguito con La creazione e nel giugno 2023 con Le sette ultime parole del nostro Salvatore sulla croce, sempre di Haydn, contrapposte a La piccola musica notturna di Luigi Dallapiccola.

A dicembre si arriva così alla stagione sinfonica 2023/2024, nella quale il pubblico dell’Auditorium Santa Chiara di Trento ha potuto assistere all’innovativo accostamento delle Sonata in do maggiore e Sinfonia nr. 102 in si bemolle del maestro settecentesco con gli avanguardistici componimenti dell’ungherese György Ligeti, di cui ricorreva il centenario dalla nascita. Il concerto si è quindi aperto con i suoi Poema sinfonico per cento metronomi e Musica ricercata: nr. 11 Omaggio a Girolamo Frescobaldi.

Ad un gesto del direttore, l’orchestra aziona i cento metronomi a velocità ed intensità differenti e lascia in massa il palcoscenico. Tutto è permeato dal ticchettio poliritmico di questi strumenti, che creano così un duplice paradosso: nell’asincronia decade la loro funzione e nella decontestualizzazione ciò che è solitamente ausilio in preparazione ai concerti ne diviene invece protagonista. Alla prima esecuzione nel 1963 le proteste del pubblico di Hilversum portarono all’attuale durata di circa una decina di minuti, ma che doveva inizialmente essere di cento.

Quando anche l’ultimo ticchettio cessa, la pianista Mari Kodama, moglie di Nagano, esegue l’omaggio a Frescobaldi, compositore ferrarese di musiche per clavicembalo, caricando il brano di dissonanze dilatandosi verso i registri estremi della tastiera. Al termine l’orchestra rientra per la Sonata in do maggiore di Haydn del 1789, suddivisa in due movimenti anziché i consueti tre, per dimostrare come anche nei componimenti più classici non vi fosse un vero standard.

Il paragone tra i due compositori continua con il Concerto per pianoforte e orchestra di Ligeti, subito seguito sul finale dalla Sinfonia nr. 102 in si bemolle di Haydn. La libertà espressiva del primo, che si esplica nuovamente nell’inserimento di dissonanze, sfasature e meccanismi ben oleati che a tratti però si inceppano sui tempi veloci, scattanti e trascinanti, e la tradizione del secondo che costruisce una classica sinfonia in quattro parti, armonica seppure nelle sue diverse modulazioni.

Alla fine però ciò che resta maggiormente, al di là del fortissimo impatto uditivo di questi abbinamenti, è la straordinaria capacità di Nagano nel guidare orchestra e pubblico in quel Paese delle Meraviglie che lui solo, come i geni romantici, riesce a percepire e a trasmettere con eleganza, fascino e raffinatezza.

Cultura
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mercoledì 17 Aprile 2024