I “Pacchetti” di Jeanne-Claude e Christo

Il 31 maggio 2020, all’età di 84 anni, l’artista Christo è venuto a mancare a New York, a undici anni dalla scomparsa della sua compagna di vita e di lavoro Jeanne-Claude. Il proficuo sodalizio tra i due li ha resi i più grandi esponenti della Land Art, forma d’arte contemporanea applicata al paesaggio, nata negli Stati Uniti tra il 1967 e il 1968. The Gates, 7503 pannelli in tessuto e vinile di circa 5 metri d’altezza, realizzati nel cuore di Central Park a New York nel 2005, ne sono un esempio. L’opera celebrava la natura da due punti di vista. Chi osservava l’installazione dall’alto degli edifici circostanti, vedeva un lungo fiume arancione snodarsi all’interno del parco. Chi invece vi passeggiava attraverso, aveva l’impressione che rami autunnali si protendessero verso le loro teste, seppure in inverno. Altro esempio iconico sono gli ombrelloni di 8 metri di diametro installati in contemporanea in Giappone e in California nel 1991, per sottolineare le differenze nell’assetto territoriale dei due stati. In ambito nipponico, caratterizzato da spazi esigui e densamente utilizzati, gli ombrelloni furono posizionati vicini gli uni agli altri, seguendo la geometria delle risaie. Il blu era il colore dominante, simbolo dei campi irrigati. In corrispondenza degli ampi terreni da pascolo della California, invece, gli ombrelloni erano più radi e di colorazione gialla in risalto rispetto alla terra bruciata dal sole.

La tecnica che rese però famosi questi due artisti è l’emapquetage, “impacchettamento” di ponti, edifici e monumenti. Sulle ragioni della loro espressione artistica, Christo e Jeanne-Calude sono sempre rimasti vaghi, se non addirittura contraddittori. L’unica certezza è che si rifacessero all’assunto, tipico della Pop Art, che qualsiasi oggetto, anche il più umile, possa essere elevato a opera d’arte. L’emapquetage si fonda sull’idea che la forma di un manufatto, una volta coperto da veli che permettono di discernerne solo il profilo, sia nascosta ed esaltata allo stesso tempo. In questo modo le strutture impacchettate, un po’ come i regali di Natale, stuzzicano la fantasia dell’osservatore, che deve cercare di immaginare che cosa contenga l’involucro.

Celebre resterà sempre nel nostro Paese The Floating Piers (2016), centomila metri quadrati di passerella gialla sospesa sulle acque del lago d’Iseo, che univa la terra ferma all’Isola di San Pietro e a Monte Isola. Per l’artista, ormai rimasto solo, questi pontili galleggianti dovevano essere come la “prosecuzione di una strada” e pertanto gratuiti e aperti a tutti.

Le opere di Jeanne-Claude e Christo sono tutte installazioni temporanee, autofinanziate grazie alla vendita dei loro progetti. Eppure, nonostante la transitorietà, la loro arte vivrà per sempre perché, citandoli, “avere l’idea è facile. Qualunque idiota può avere una buona idea. Il difficile è metterla in atto.”

Cultura
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lunedì 30 Novembre 2020