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I nasi rossi di Marlamù: intervista all’illustratrice Marcella Mugheddu

La ventiquattrenne novarese Marcella Mugheddu ha raccontato ad Undertrenta la sua passione per il disegno, divenuta recentemente un vero proprio lavoro.

Com’è iniziato l’amore per l’illustrazione?

«Disegno da sempre, da quando ho imparato a tenere in mano la matita. Da piccola trascorrevo intere giornate così, svegliandomi presto ed isolandomi con l’idea di creare qualcosa. Ho deciso quindi di coltivare questa mia passione, frequentando dapprima il liceo artistico ed iscrivendomi infine all'”Accademia delle Belle Arti” dove mi sono laureata lo scorso anno.»

Ora, invece, oltre ad essere una passione è diventata anche un vero e proprio lavoro…

«Sì, anche se non ancora a tempo pieno. Al momento sto utilizzando molto Instagram, che mi permette di interagire con un pubblico ampio, percependo delle commissioni. Faccio uso di questo canale social per mostrare i miei lavori e farmi conoscere.»

Come nasce Marlamù, nome non soltanto della tua pagina social, ma anche “penna” che firma le tue creazioni?

«A far nascere Marlamù è stato un semplice gioco: ho messo insieme alcune delle lettere che compongono il mio nome e cognome, Marcella Mugheddu ed ecco “Marlamù”.»

Al di là di Instagram, quale sarebbe il sogno lavorativo di Marlamù?

«Domanda difficile. Difficile proprio perché sono tante le cose che vorrei fare. Al momento collaboro con un’amica che si occupa di psicologia: l’idea che l’illustrazione s’intrecci con questa materia di studio mi piace molto, poiché il disegno è in grado di dare volto e voce alle emozioni. Oltre a proseguire con questa collaborazione, mi piacerebbe fare un corso d’illustrazione editoriale, anche se non è fra le mie priorità al momento. Per ora mi sto occupando di realizzare ritratti su commissione e calendari, acquistabili attraverso la mia pagina: in futuro mi piacerebbe sicuramente diventare “freelance”.»

Come si fondono disegno e psicologia nelle tue opere?

«L’illustrazione ha avuto forte valore terapeutico nella mia vita. Disegnare è per me il modo più semplice per esprimere concetti che non riuscirei a dire altrimenti. A fare parte della mia esistenza non è solo il disegno ma anche la psicoterapia, che è stata tappa fondamentale all’interno del mio percorso di crescita.»

Quale che sia l’emozione rappresentata, i tuoi personaggi sembrano avere tutti una caratteristica comune: il naso rosso.

«Sì, mi piace l’idea di presentarli in maniera buffa, ironica. Vorrei che, questi miei, fossero personaggi che possano suscitare tenerezza e far sorridere chi li osserva.»

C’è un posto in particolare in cui dai vita ai tuoi “nasi rossi”?

«Durante il primo lockdown mi sono dedicata alla sistemazione della mia stanza, rendendola un posto in cui trovare ispirazione. L’ho riempita di stampe di differenti artisti, che mi aiutano a creare. Ho sempre creduto in questo mio progetto, anche se sono ancora agli inizi. Da fuori forse non si vede, ma dietro questo lavoro c’è molto più di quello che si può pensare: una grossa parte organizzativa e logistica (che forse mi appartiene di meno), che va necessariamente, e talvolta con fatica, fatta combaciare con quella creativa. Non mi sono mai chiesta cos’altro volessi fare, perché ciò che desideravo, lo stavo (e sto) già facendo».

Cultura
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venerdì 14 Giugno 2024