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Gli sciamani e la comunicazione con l’invisibile

È nel 1875 che il termine sciamano viene incluso nell’Encyclopedia Britannica, la più antica enciclopedia del mondo. La storia dello sciamanesimo, però, affonda le sue radici secoli addietro quella data. La mostra “Sciamani. Comunicare con l’invisibile” – visitabile fino al 30 giugno 2024 al Palazzo delle Albere, a Trento – ha il compito di riannodare il filo della storia di questo fenomeno, raccontandolo attraverso le sue caratteristiche, i suoi manufatti e il suo presente.

La linea del tempo ci porta a sapere che primi riferimenti a quello che oggi è conosciuto come sciamanesimo risalgono al XIII secolo, quando nell’epopea letteraria mongola si parla per la prima volta della venerazione degli spiriti della natura. Nel 1245 si comincia a narrare di stregoni e indovini, in grado di fare sortilegi, parlare con gli spiriti e influenzare le condizioni meteo. Anche Marco Polo riporterà poi, nei suoi racconti, le descrizioni di figure sciamaniche con le stesse caratteristiche. I nomi utilizzati per queste figure inizialmente erano “mago contadino” e “prete del diavolo”, poi virarono verso “ciarlatano”, “mediocre attore”. Si tratta quindi, sin dal passato, di una figura ambigua e controversa, che porta però con sé importanti elementi su cui riflettere anche al giorno d’oggi.

Attraverso video di esperti studiosi dell’ambito, veniamo a conoscenza del fatto che dove è presente lo sciamanismo il concetto di sacro si manifesta in quasi tutti gli aspetti del quotidiano e del paesaggio. Si pensa che l’insieme di energie, luoghi e fenomeni naturali che circondano l’essere umano siano sacri e, quindi, l’atteggiamento verso fiumi, laghi, boschi, montagne, animali e spiriti degli antenati è soggetto a precise norme di comportamento. Questo accade poiché si pensa che tutti questi elementi posseggano forza vitale e coscienza, proteggano e assistano ma possano anche punire e distruggere. Lo sciamano può dialogare con queste entità, stringere accordi, gestire e mediare le relazioni tra il sacro e la dimensione degli esseri umani, anche nel cosiddetto antropocene, al giorno d’oggi, dove tutti questi elementi sono costantemente minacciati dall’azione insostenibile dell’uomo.

Oltre a leggere e ascoltare, la mostra permette ai visitatori anche di vedere da vicino ciò che caratterizza fisicamente uno sciamano. Dall’elemento fondamentale, il costume, che funge da manifestazione dei suoi poteri, al bastone rituale e al tamburo, con la funzione di comunicare con il mondo degli spiriti; dalla maschera ai copricapi con frange, entrambi per coprire il viso e quindi alterare l’identità, dandone una nuova; sino all’Ongon, la statuetta che rappresenta un antenato o uno spirito ultraterreno che aiuta lo sciamano nello svolgimento delle sue mansioni.

Non mancano le curiosità. Come si diventa sciamani? Non per scelta o conversione ma per chiamata dal mondo degli spiriti. E come si manifesta questa chiamata? In età adolescenziale il futuro sciamano sperimenta la cosiddetta malattia iniziatica, durante la quale si trova in uno stato di malessere psicofisico e di sogno costante, che fungerà da rito di passaggio. Inoltre, lo sciamanesimo non è prerogativa maschile: le donne sciamane sono anzi più temute poiché più potenti, maggiormente interpellate per rintracciare persone scomparse grazie al dono della chiaroveggenza.

Cultura
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sabato 2 Marzo 2024