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Giulietta e Romeo: l’amore tra danza e spettacolarità

Nel weekend del 17 e 18 febbraio 2024 è andato in scena all’Auditorium Santa Chiara di Trento Giulietta e Romeo del Balletto di Roma. Liberamente ispirato alla tragedia di Shakespeare, ha visto brillare le étoile Carola Puddu e Paolo Barbonaglia nei ruoli dei due sfortunati amanti, sotto la guida del coreografo e regista Fabrizio Monteverde.

Il balletto, suddiviso in due atti, si apre con il risveglio di Romeo sulle note di Sergej Prokof’ev. Di lì a poco le luci si posano sulla famiglia Montecchi adagiata su una “scala” che, appena i danzatori si scuotono dal loro torpore in un movimento di corpi al limite dell’equilibrismo, appare composta in realtà di soli pioli agganciati alla parete di fondo della scarna ma efficacissima scenografia.

Ambientato da Monteverde in un’ Italia meridionale reduce da una guerra e alle soglie di una rivoluzione, il muro di fondo coniuga memoria del conflitto e speranza nella costruzione del domani, nonostante su di esso, all’arrivo dei Capuleti, vada in scena una battaglia a suon di piroette eleganti, salti che sfidano le leggi di gravità e voli quasi acrobatici. Nel frattempo Giulietta, anima pura e inconsapevole, si prepara per la festa in maschera, nella quale dovrà ballare con il promesso sposo, scelto per lei dalla famiglia, salvo poi incontrare il vero amore sulle note della famosissima Danza dei Cavalieri.

Dopo il ballo nella parete si apre uno spiraglio/balcone dal quale Puddu si cala con una facilità ed un’eleganza senza eguali, per raggiungere il suo Romeo che l’aspetta per un romantico e dolcissimo passo a due con cui si conclude il primo atto.

Il sipario si riapre sulla gioia momentanea del matrimonio in gran segreto, serenità prima della tempesta che incombe sui due innamorati. Di lì a poco si consuma infatti il duplice omicidio Mercuzio / Tebaldo. I due amanti sono costretti alla fuga ma, a causa di un malinteso, alla fine moriranno entrambi tra le braccia l’una dell’altro.

Oltre alle scene dello stesso Monteverde e ai costumi essenziali di Santi Rinciari –che conferiscono al balletto un’aura di modernità che evidenzia ulteriormente la bravura dei ballerini – menzione a parte meritano le luci, frutto di un vero e proprio studio del lighting designer Emanuele De Maria, che riescono di volta in volta ad illuminare od oscurare personaggi e aree del palcoscenico contribuendo non poco alla resa pittorico-teatrale dello spettacolo e al suo imprimersi nella mente dello spettatore.

Copyright © 2024 Balletto di Roma

Cultura
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mercoledì 17 Aprile 2024