Get Back. Alla scoperta dei Beatles

Nei circoli musicali – e non solo – si sta facendo (giustamente) un gran parlare dell’ultima novità apparsa su Disney+: l’incredibile docuserie di Peter Jackson che, dopo il Signore degli Anelli e Lo Hobbit, si è dedicato a un’altra trilogia, questa volta incentrata su quei quattro fenomeni che si facevano chiamare The Beatles. Niente orchi e niente elfi, ma in un certo senso Get Back si potrebbe comunque definire un viaggio fantastico; non solo nel tempo, ma anche nel mondo di Paul, George, John e Ringo.

A partire da 60 ore di video e 150 di audio inedite, girate da Michael Lindsay-Hogg nel 1969 e rimaste chiuse in un caveau per cinquant’anni, dopo quattro anni di lavoro Jackson regala al mondo un documento di inestimabile importanza storico-artistica. Get Back si struttura in tre episodi (per un totale di circa otto ore) e racconta le sessioni di prova e di registrazione di Let It Be, negli studi di Twickenham.

Ciò che più rende imperdibile la docuserie è l’alternarsi di momenti puramente musicali, dedicati alla creazione di brani poi passati alla storia come la stessa Let It Be, ad altri invece dove i membri della band si rilassano, scherzano, discutono. Si ha veramente la sensazione di essere lì con loro e, per chi come me ha avuto la sfortuna di nascere nell’epoca sbagliata senza aver mai potuto godere dei Beatles dal vivo, questo è un bel privilegio.

Qualcuno obietterà: ore e ore di riprese dei Beatles, quasi tutte ambientate nello stesso studio, dove non si fa altro che vederli suonare e parlare, non sono destinate a rimanere di nicchia? Come può un prodotto simile dialogare con chi vorrebbe conoscere meglio il gruppo senza ritrovarsi in una specie di “Grande Fratello” musicale? L’obiezione è abbastanza pertinente. Come ha ben scritto Cesareo, la mitica chitarra di Elio e le Storie Tese: «Chi non è maniaco/patito/innamorato dei Beatles smetterà di guardarlo dopo neanche un quarto d’ora. Io vorrei ricominciare da capo».

Annoverandomi tra quei maniaci/patiti/innamorati, posso confermare quanto detto da Cesareo. Benché i quattro fossero consapevoli di essere ripresi, l’autenticità dei loro comportamenti resta intonsa e assistere a quelle scene è pura emozione. Ci sono gli attimi di idiozia, in cui Lennon e McCartney si divertono come matti a storpiare canzoni famose o a fare versi strani; ci sono gli attimi di tenerezza tra Paul e la moglie Linda Eastman, o tra John e Yōko Ono; ci sono le facce sconsolate di Ringo, l’unico sempre puntuale e impeccabile nonostante fosse quasi sempre in silenzio. Ci sono però anche i dissapori, come quello che portò Harrison ad allontanarsi temporaneamente dal quartetto.

Get Back è un quadro che ritrae non tanto delle celebrità, quanto degli amici che – con i loro caratteri, i loro pregi e i loro difetti – hanno cercato fino all’ultimo di portare avanti un progetto di portata monumentale. Nessuna retorica, nessun voler piacere a tutti i costi, ma solo un’amicizia fraterna.

Cultura
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giovedì 20 Gennaio 2022