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“Ennio”. Il film-documentario di Tornatore al cinema

Da quando sono uscita dal cinema dopo aver visto in anteprima “Ennio”, il film documentario di Giuseppe Tornatore dedicato al Maestro Morricone, continuo a ripetermi questa frase di Gabriel García Márquez: «Non piangere perché è finito, sorridi perché è successo».

La ripeto come un mantra perché ho pianto tantissimo. Sia durante il film, sia dopo, quando l’addetta alla biglietteria mi ha guardata con una certa dose di compassione. Io forse ero quella conciata peggio, ma non ero certo l’unica ad avere le lacrime agli occhi. Mi è bastata una rapida ricognizione per vedere che attorno a me chiunque, ma proprio chiunque, aveva commozione impressa nello sguardo. Era evidente già dall’applauso partito spontaneamente al termine della proiezione, una sorta di catarsi emotiva dopo tutta la Bellezza di cui avevamo goduto.

Ennio Morricone è veramente Bellezza pura. Il racconto di Tornatore è riuscitissimo, sia perché si percepiscono la stima e la tenerezza con cui il regista si è approcciato al lavoro, sia perché la coralità di voci rende ancora più coinvolgente la narrazione. Infatti, oltre al Maestro in persona, in “Ennio” compaiono tanti estimatori, collaboratori e collaboratrici, critici e addetti ai lavori: da Clint Eastwood a Bruce Springsteen, da Quentin Tarantino a Joan Baez, da Gianni Morandi a Carlo Verdone e così via. Artisti e artiste anche molto differenti tra loro, uniti e unite nel ricordo dell’immenso Morricone.

Come anticipavo, le occasioni per commuoversi non mancano. Su tutte, personalmente, indico il tormento interiore del protagonista, diviso tra la cosiddetta musica “colta” (imparata dal suo maestro, Guido Petrassi) e la musica per il cinema, all’epoca considerata disonorevole per un compositore. Negli occhi di Ennio, mentre racconta, si legge perfettamente il dolore che lo affliggeva quando i colleghi, sprezzanti del suo lavoro, lo isolarono e lo denigrarono. Fa fisicamente male sentirlo raccontare, ma il documentario – così come l’Oscar onorario alla carriera ricevuto nel 2007 – è di per sé una splendida testimonianza del suo riscatto.

Il film acuisce poi una consapevolezza che sì, era facile avere già prima, ma che qui diventa ancor più lampante e meravigliosamente vivida: Ennio Morricone è uno dei più grandi compositori di tutti i tempi. La sua capacità di arrivare in maniera così intensa a qualsiasi anima in ogni parte del mondo ne è la prova. Il fatto che non ci sia più è un dolore enorme da tollerare, ma è proprio qui che entra in scena García Márquez: non dobbiamo piangere perché Ennio se n’è andato. Dobbiamo sorridere perché ci ha lasciato un tesoro inestimabile.

“Ennio” tornerà al cinema dal 17 febbraio. Fatevi un gigantesco favore e non perdetevelo.

Cultura
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martedì 6 Dicembre 2022