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Da Tony a Tony: il passaggio di testimone nella trap italiana

Che la storia della trap italiana si muovesse intorno a un nome solo, nessuno se lo sarebbe aspettato. La parte migliore è che, giocando un po’ sul filo delle regole, il nome è lo stesso per due dei protagonisti degli ultimi anni, tanto connessi tra loro – per i motivi che vedremo poi – quanto divisivi per il pubblico. Il nome non poteva che essere Tony. Se dal 2016, la nascita della vera trap, come la intendiamo oggi, in Italia, il Tony originale, fenomeno da cui tanti gangsta-rapper hanno scelto di “nascere”, anima appunto il filone street, crudo e fatto di tagli – che siano sulla carne o sul “prodotto”, un nuovo Tony è emerso, ed è stato possibile ascoltarlo già in tutte le salse. Da XXL, con dietro Night Skinny, passando ai suoi primi due album da solista, e finendo con le decine di featuring seminati in giro per la nuova scena: Tony Boy è il Tony della Generazione Z, senza dubbio. Per quanto siano diametralmente opposti sono quasi complementari e rappresentano a pieno i due volti della trap: trap può essere uno stile di vita, che converge a pieno con l’idea molto anni ’90 dei primi grandi nomi americani – anche nel sonoro, Tony è passato dalle basi a 200bpm della Dark, a usare produzioni molto simili a classici del panorama musicale di quel periodo, come in Effe o Boss, mentre Tony Boy è la rappresentazione del lato oscuro della luna, quella parte della trap fatta di lean, droghe e solitudine, possibilmente quella dei numeri primi. Tony Boy, molto più vicino al messianico Side Baby, Arturo, che sembrava potesse essere l’uomo capace di unire un’intera scena a riguardo del suo stile, sembrava essere finito in un beef con il Fantino, che in “Money Sex Beef” con Rondo ed Artie, aveva proclamato come fosse “lui il vero Tony” ma anche in “Carrara” proclamava di essere “il lupo che sbrana la capra” – la capra perché Tony Boy è stato proclamato dalla nuova scena il “goat”, che vorrebbe dire il più grande di sempre, ma messo chiaramente in relazione con l’attuale stato dell’arte del “rap nel mio paese”; il tutto è stato poi smentito dalla comparsata dei due in una storia Instagram insieme, quello mandato da Tony sembra essere stato un appello più generico, perché il nome “Tony” è stato ripreso anche da altri rapper, presenti nell’attuale scena e interessati in più di un progetto musicale, come Tony 2Milli – più scanzonato e ironico degli altri due, senza dubbio, ma altrettanto caratteristico di un nuovo filone, tra le tante derive, della trap. Quello che sembra connettere i Tony, tornando al focus, sembra non essere solo il nome, ma l’evoluzione del prodotto proposto su Spotify: il sonoro sta tornando minimalista, come il primo suono della Dark, ma il contenuto di interesse è cambiato, da un po’ come se si fosse il passato il testimone da Kanye a Kendrick, la necessità del pubblico non è più la spensieratezza, le hit che vanno sono sempre meno vicine a idee come Sportswear o Pesi sul Collo, ma si avvicinano molto di più a Umile, o al massimo Victoria.

Cultura
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domenica 26 Maggio 2024