Chiudi

Un'esperienza su misura

Questo sito utilizza cookie tecnici e, previa acquisizione del consenso, cookie analitici e di profilazione, di prima e di terza parte. La chiusura del banner comporta il permanere delle impostazioni e la continuazione della navigazione in assenza di cookie diversi da quelli tecnici. Il tuo consenso all’uso dei cookie diversi da quelli tecnici è opzionale e revocabile in ogni momento tramite la configurazione delle preferenze cookie. Per avere più informazioni su ciascun tipo di cookie che usiamo, puoi leggere la nostra Cookie Policy.

Cookie utilizzati

Segue l’elenco dei cookie utilizzati dal nostro sito web.

Cookie tecnici necessari

I cookie tecnici necessari non possono essere disattivati in quanto senza questi il sito web non sarebbe in grado di funzionare correttamente. Li usiamo per fornirti i nostri servizi e contribuiscono ad abilitare funzionalità di base quali, ad esempio, la navigazione sulle pagine, la lingua preferita o l’accesso alle aree protette del sito. Comprendono inoltre alcuni cookie analitici che servono a capire come gli utenti interagiscono con il sito raccogliendo informazioni statistiche in forma anonima.

Prima parte6

cm_cookie_cookie-wp

PHPSESSID

wordpress_test_cookie

wordpress_logged_in_

wordpress_sec_

wp-wpml_current_language

YouTube1

CONSENT

Scopri di più su questo fornitore

Google3

_gat_

_gid

_ga

Scopri di più su questo fornitore

“Better Call Saul”, una grande serie

Se c’è una cosa che accomuna quasi tutti i figli d’arte, questa è l’ansia da prestazione. Chi ha dei genitori famosi e importanti non si sentirà mai del tutto libero di seguire la propria strada: avrà sempre il peso delle aspettative altrui a seguirlo come un’ombra. In un certo senso è il caso di Better Call Saul, serie spin-off di Breaking Bad dedicata all’avvocato Saul Goodman. Quando AMC ne annunciò la produzione, ormai sette anni fa, i fan di Walter White e di Jesse Pinkman non ne sembrarono entusiasti; Breaking Bad è un capolavoro, una delle migliori serie che la televisione americana abbia mai prodotto, e il rischio di rovinarne la reputazione o di guastarne l’epica era veramente molto alto. Bastava pochissimo. E invece.

Invece Better Call Saul ha incredibilmente tenuto botta. La firma di Vince Gilligan e di Peter Gould del resto è una garanzia che è stata ingiustamente sottovalutata. Pur coinvolgendo nella trama alcuni personaggi di Breaking Bad (Mike Ehrmantraut e Gus Fring su tutti), lo spin-off si regge divinamente sulle proprie gambe. Il paragone con la “serie madre” non ha alcun senso, perché si tratta di due prodotti diversi, che raccontano storie diverse con caratteristiche – sia tecniche, sia narrative – diverse. C’è però un aspetto della trama che accomuna le due storie: se la serie originale racconta la trasformazione di Walt da innocuo insegnante a efferato criminale, Better Call Saul racconta la discesa agli inferi di Jimmy McGill, alias Saul Goodman.

Saul rappresenta per Jimmy ciò che Heisenberg era per Walt: un alter ego che opera in una “zona grigia” morale che, col passare del tempo, sfocia sempre più nel crimine, avvelenando la coscienza del personaggio. Qui emerge tutto il talento di Gilligan e Gould, i quali si sono specializzati – e si vede – nella scrittura di round characters, ovvero di personaggi complessi, dalla personalità stratificata e ricca di tante e diverse sfaccettature. Mentre molte altre serie si accontentano di personaggi “piatti”, statici e ampiamente prevedibili, il grande punto di forza di questo piccolo gioiello è la capacità di saper modellare i protagonisti a proprio piacimento (senza perdere di credibilità) per condurli lungo un percorso accidentato, mai banale, che li porterà inevitabilmente a un cambiamento interiore ed esteriore.

Accade a Jimmy/Saul, a Kim Wexler, persino ad Howard Hamlin, la cui vita apparentemente perfetta e patinata finisce per piombare nel baratro. A questo si aggiungono una rara perfezione compositiva attenta al più piccolo dettaglio e una fotografia notevole, in grado di regalare inquadrature indimenticabili.

Better Call Saul non avrà l’esplosività e il ritmo delle ultime due stagioni di Breaking Bad, ma arrivati in fondo alla sesta e ultima stagione, ascoltando l’arringa finale di Jimmy McGill, la sensazione di aver appena concluso una grande serie è netta e limpidissima.

Cultura
Lascia un commento

I commenti sono moderati. Vi chiediamo cortesemente di non postare link pubblicitari e di non fare alcun tipo di spam.

Invia commento

Twitter:

  • Il #Moltiplicazionifestival 2022 ha avuto tra i suoi protagonisti i green content creator Alice P ...
  • Nel corso del #Moltiplicazionifestival è stato proiettato il documentario “PrimAscesa – la m ...
  • Tra gli eventi di apertura del Moltiplicazioni 2022, si è tenuto un dialogo d’ispirazione ince ...
  • Vi raccontiamo in quest'approfondimento l'incontro "Siamo Ovunque. Dialoghi ed esplorazioni sul m ...
  • La nostra redazione, lo scorso fine settimana, ha seguito il #moltiplicazionifestival di Rovereto ...
  • Puntuale come ogni anno, prima della fine dell’estate, anche nel 2022 è tornato Poplar Festiva ...

martedì 29 Novembre 2022