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Pulvis: arte e attivismo con Igor Molin e Michele Parisi (2°Parte)

Leggi la prima parte dell’intervista.

“Quando abbiamo scoperto che avremmo dovuto lavorare in una chiesa sconsacrata, ci siamo idealmente divisi lo spazio e io mi sono immediatamente impossessato della pala d’altare”, esordisce Michele Parisi, artista rivano che applica la dissolvenza delle forme per creare effetti pittorici e atmosfere rarefatte in cui la realtà si fonde con il sogno. I suoi lavori sia pittorici che scultorei riflettono, infatti, sulla contrapposizione tra presenza e assenza, oblio e memoria, morte e vita.

“Cerco sempre ispirazione nella letteratura, nella poesia e nel mito. Per questa installazione siamo partiti dal brano de Le Metamorfosi di Ovidio in cui gli elementi dell’acqua e dell’aria si separano. Pensando poi alla tradizione delle pale d’altare, esse rappresentano spesso il cielo in quanto veicolo di racconti storiografici legati alle vite dei Santi. Sono così intervenuto per sottrazione, levando tutti gli elementi iconografici per lasciare come unica protagonista la luce”, spiega Parisi.

Tenendo come riferimenti dichiarati Parmigianino, Correggio, Constable e Turner, ha così ricoperto la pala con una grande opera a pigmento e gomma arabica su carta velina che dialoga in modo rispettoso e discreto con lo spazio della chiesa riflettendo sul mistero imperscrutabile del cielo. “Utilizzando questo supporto, facilmente deteriorabile e difficile da lavorare, volevo trasmettere un senso di fragilità. Il cielo può essere incombente ma anche mistico: è l’osservatore a determinare la propria interpretazione. A volte può essere anche una sorta di autoritratto. Il titolo dell’opera, Un mantello grigio matita come il cielo mi avvolge fino alle orecchie, è tratto da Apollinaire e mi fa pensare a una passeggiata avvolti dal freddo con lo sguardo rivolto vero l’alto”.

Ai piedi della pala un calco delle gambe dell’artista è un’impronta a ricordo di una presenza che c’è stata ma ora non c’è più, ispirata ai corpi calcificati nella lava delle vittime pompeiane dell’eruzione del Vesuvio avvenuta nel 79 a.C. Nel realizzarla Parisi si è ispirato al mito di Icaro, all’idea della caduta e della sofferenza.

L’ultima opera, nascosta nell’acquasantiera, si collega nuovamente al concetto di presenza ed assenza: Esercizio della mano sinistra rappresenta infatti il calco della mano destra dell’artista creato con l’ausilio dell’altro arto che in questo modo è anch’esso presente pur nella sua assenza. Poco sopra, sul muro, un estratto da I Fiumi di Ungaretti torna a unificare i due elementi che compongono l’intera esposizione.

Stamani mi sono disteso
In un’urna d’acqua
E come una reliquia
Ho riposato.

 

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venerdì 14 Giugno 2024