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Amandoti – CCCP

Amami ancora / fallo dolcemente / un anno un mese un’ora / perdutamente.

È ormai una settimana che queste parole mi risuonano in testa. Così, anche questa mattina con le mani sul volante, miscelo parole e note musicali. Amandoti. La voce profonda, sensuale e a tratti sepolcrale di Giovanni Lindo Ferretti. Una canzone dei CCCP – Fedeli alla Linea, l’ultimo brano prima che dalle ceneri della formazione nascessero i CSI. Una canzone che ho scoperto, o meglio, che mi ha scoperta, qualche anno fa e che, quasi per caso o ironia, mi sono trovata a cantare una sera di agosto. Un bicchiere di vino rosso in mano, seduta per terra sul pavimento del mio soggiorno. Un po’ me ne vergogno. Questa non è una canzone da canticchiare a ritmo, non è un testo da recitare a memoria come un tormentone estivo. Certe canzoni non possono essere cantate senza dare loro il peso che meritano e “Amandoti” rientra senza dubbio in questa categoria. Questa è una canzone che va ascoltata in silenzio, che va attraversata quasi come una preghiera e che va lasciata fluire come un brivido lungo la schiena.

“Amarti m’affatica / mi svuota dentro / qualcosa che assomiglia / a ridere nel pianto”.

Una canzone di affinità e di divergenze, una lama sottilissima che taglia ma non recide e un inno alla confusione umana in bilico tra amore, dolore, malinconia e consolazione.

 “Amarti mi consola / le notti bianche / qualcosa che riempie / vecchie storie fumanti”.

Si dice che la canzone sia stata scritta nel ricordo della nonna di Ferretti, un amore logorante fisicamente così come mentalmente, un vuoto da colmare con una preghiera muta per restare assieme.

Amami ancora. Amandoti. Una straziante lettera d’amore nata da una grande perdita. C’è ancora chi pensa che questa canzone l’abbia scritta la Nannini o, ancora peggio, che l’abbiano scritta i Maneskin. Al solo pensiero mi viene da ridere, anche se forse di divertente c’è poco.

Quarant’anni fa nasceva una storia: quella dei CCCP – Fedeli alla linea, che portarono il punk-rock filosovietico sull’Appenino emiliano. La storia del gruppo ha inizio a Berlino nel 1981, dove il cantante Giovanni Lindo Ferretti e il chitarrista Massimo Zamboni si incontrano per la prima volta in una discoteca berlinese. Al duo si aggiunge successivamente Umberto Negri al basso, la soubrette Annarella Giudici e Danilo Fatur. Il 3 ottobre 1990, giorno dell’unificazione della Germania, i CCCP si sciolgono. Due anni dopo nasceranno i CSI.

I CCCP sono stati un’esperienza unica. Un gruppo di pazzi forse, di entità fragili e complesse che avevano qualcosa da dire.

Cultura
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giovedì 29 Settembre 2022