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71° Trento Film Festival – Ri-salire le montagne: strategie, strumenti, segni

“Ognuno conferisce significati differenti alla parola “montagna”. Il clima sta cambiando questi significati. L’uomo deve imparare a riconnettersi con la cultura del limite”, apre così il moderatore A. de Bertolini il dialogo sull’impatto del cambiamento climatico in alta quota nel primo incontro a cura del Museo etnografico del Trentino nell’ambito del Trento Film Festival 2023.

A seguire prendono la parola i numerosi ospiti presenti, interpellati ognuno sul proprio ambito di competenza, a partire dalla giovanissima guida alpina F. Salvaterra, che racconta come in meno di vent’anni la montagna sia cambiata drasticamente. Porta due esempi significativi – il nostrano gruppo Adamello-Brenta e i massicci della Patagonia -: “Lì dove prima si percorrevano vie di semplice difficoltà, adesso vi sono percorsi impegnativi con crepacci da evitare anche in inverno e differenti spessori del ghiaccio che costringono a continui cambi di ramponi”.

Gli fa eco il collega e scrittore I. Rabanser, che aggiunge come le strumentazioni e i materiali impiegati oggi contribuiscano a rendere più sicura l’ascesa rispetto a qualche anno fa. Sottolinea poi che la definizione di “montagna assassina” non è ancora applicabile, se si confronta il gran numero di utenti della montagna e l’esigua conta dei morti causata da incidenti.

Contro il turismo di massa e la mala gestione del territorio montano si scaglia G. D’Incà Levis, ideatore e curatore di Dolomiti Contemporanee, un programma sperimentale ed innovativo che coniuga arte contemporanea, cultura dell’innovazione, paesaggio e patrimonio, imprese creative, rebranding, rigenerazione e riuso, e alpinismo culturale. “Le semplificazioni sono pericolose: la montagna è un luogo pieno di problemi tra i quali vi sono anche le grandi fabbriche abbandonate, come l’Ex-villaggio ENI di Borca di Cadore di cui ci occupiamo. Scalare ha il duplice significato di “salire” e di “dare la misura”: si deve avere cura del paesaggio montano e ciò si può raggiungere solo con strategie di rete. Artisti e scienziati devono collaborare per sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi della sostenibilità, della rigenerazione e del riuso”.

Proprio come G. Rech, pittrice originaria di Folgaria, che ha fatto della neve e del ghiaccio i suoi soggetti prediletti nella speranza di veicolare il messaggio della salvaguardia ambientale.

Ma non solo i turisti si spostano in montagna: il fenomeno delle migrazioni verticali è infatti sempre più frequente e non riguarda solo specie vegetali e animali. “Sempre più persone che abitano in pianura o nelle grandi città salgono di quota per cercare refrigerio e condizioni di vita migliori. Allo stesso tempo, però, la montagna è diventata più fragile, risentendo anche lei dei cambiamenti climatici. Se non si gestiranno bene le migrazioni verticali, queste contraddizioni porteranno in futuro ad una patrimonializzazione delle risorse montane”, spiega il sociologo A. Membretti (UniPV).

Palazzi, docente di Fisica del Clima (UniTO), concorda con la tesi del collega e spiega come l’aumento delle temperature terrestri risulti disomogeneo. Individua gli hot spot nell’Artico, nella zona del Mediterraneo e sui massici montuosi. La causa principale è l’albedo – la capacità delle superfici di riflettere la luce solare – che diminuisce nel momento in cui la neve si scioglie, generando un circolo vizioso di surriscaldamento delle cime che comporta un ulteriore scioglimento della neve.

L’incontro si conclude infine con le riflessioni dei giornalisti ed escursionisti L. Bizzaro e G. Daidola, due lettere d’amore e preoccupazione per il futuro della montagna.

Cultura
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lunedì 26 Febbraio 2024