Stiamo dimenticando il nostro patrimonio culturale? 

L’Italia è uno dei Paesi più belli del mondo, sia per la posizione geografica, sia per lo straordinario patrimonio culturale di cui beneficiano i residenti e i milioni di turisti che provengono da tutto il mondo. Basti considerare le ricchezze e le varietà che rendono le nostre regioni così speciali, così diverse e originali, così pregiate da comporre una gamma di offerte che non teme concorrenza, tranne che per la capacità di promuoverle e di farle apprezzare. Il filosofo tedesco Hans Georg Gadamer, in un suo scritto, sostiene che la cultura è “l’unico bene dell’umanità che, diviso tra tutti, anziché diminuire diventa più grande’’ e quindi la sua fruizione ne aumenta il valore. Capovolgendo il concetto, se la fruizione è bassa, se la cultura è patrimonio di pochi, o rimane rinchiusa nei cunicoli dell’esclusione o dell’indifferenza, questo valore finisce con il perderlo, o con il trovarselo fortemente ridotto. A questo punto la domanda viene spontanea: ma i cittadini del nostro Bel Paese, quanto fruiscono di questo inestimabile patrimonio culturale?

Statistiche alla mano, meno di un terzo degli italiani dichiara di aver visitato almeno un museo o di essersi recato ad una mostra nell’ultimo anno e sono ancora meno quelli che hanno visitato un sito archeologico o un monumento, con i residenti nel Centro-Nord più propensi a queste attività rispetto a chi risiede nel Meridione. Il Trentino è la realtà territoriale con la quota più elevata di persone – quasi la metà dei residenti – che hanno dedicato parte del proprio tempo libero per visitare mostre e musei mentre, in fondo a questa classifica, troviamo la Calabria.

Tornando al Trentino, un primo posto in graduatoria, se si tratta di fenomeni positivi, fa sempre piacere e dimostra che le scelte fatte hanno dato buoni frutti. Ma è anche un monito, perché le buone posizioni non sono conquiste stabili, scolpite sulla pietra una volta per tutte. Anzi, devono essere costantemente alimentate, curate, mantenute e ripensate nel loro “divenire”, perché la società cambia e se non stiamo al passo ci troveremo inevitabilmente indietro. La cultura, e la sua fruizione, costituiscono un fattore chiave del capitale sociale di un territorio e questo capitale, teniamolo sempre presente, è il principale volano del nostro sviluppo.

La cultura, se non viene fruita dalle persone, perde inevitabilmente il suo valore. Nonostante il nostro paese vanti uno straordinario patrimonio culturale, gli italiani – mediamente – appaiono poco propensi ad apprezzarlo e valorizzarlo. Quali possibili strategie per invertire questo trend e non far “dimenticare”, soprattutto alle nuove generazioni, quella che forse è la più grande ricchezza che possediamo?

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mercoledì 28 Ottobre 2020