Soli è bello, o è una scelta obbligata?

Il modo di fare famiglia, le relazioni che la caratterizzano, i tratti che la distinguono sia dalla convivenza che da altre modalità di “abitare” lo stesso tetto, cambiano nel tempo, da un luogo all’altro e talvolta anche da un ceto sociale all’altro. Ricorrendo agli stereotipi più comuni, la geografia di chi fa famiglia a sé varia da chi la sceglie perché scapolo d’oro o donna in carriera, a chi rifugge da ogni relazione stabile perché è un solitario inguaribile, se non proprio un misantropo; da chi l’anima gemella proprio non la trova a chi la perde per il dramma di un lutto; dai separati, perché l’amore è finito o per qualche inciampo clandestino, agli workaholic, che al senso del lavoro sacrificano, o sovrappongono, il senso della vita. Le motivazioni sono quindi le più svariate, accomunate dalla scelta, o dalla necessità, di essere una famiglia unipersonale, o più sbrigativamente un single.

In Italia le famiglie unipersonali rappresentano mediamente circa un terzo del totale complessivo, con una variabilità territoriale ampia. Si passa dalla Campania, che rileva la quota più bassa, alla Valle d’Aosta, in cui circa una persona su due vive da sola. In Trentino l’incidenza è leggermente inferiore alla media italiana. La mutazione in atto, che vede in ribasso le dimensioni medie delle famiglie e in rialzo il numero di quelle unipersonali, comporta la necessità di modificare le politiche di welfare che in Italia, e in Trentino, si basano prevalentemente sulla famiglia tradizionale: quella del tipo “mulino bianco”, con mamma papà e prole a seguito. Per questo le politiche pubbliche si troveranno sempre più impegnate ad affrontare temi nuovi come favorire cohousing e reti di vicinato, oppure dare supporto alle necessità di una fascia di popolazione (i nuclei unipersonali appunto) che non rientra nelle categorie di servizi alle “famiglie tradizionali”.

La realtà del mercato questo cambiamento lo sta già praticando. Il riferimento è alle infinite varietà di prodotti monouso, non solo alimentari, preparati o confezionati per chi apparecchia, o predispone, soluzioni al singolare. E internet, sempre più, brulica di siti dedicati ai single: per incontrarsi, per viaggiare insieme, per scambiarsi ricette a risparmio di tempo e di porzioni. Una mutazione profonda che non interroga solo le Pubbliche Istituzioni e i maghi del mercato, ma che richiede una riflessione seria, e non occasionale, proprio tra chi questa “mutazione” la vive sulla sua pelle.

La crisi della vita “a due”, e l’aumento significativo dei single, sono il prodotto del mutamento del modo di sentire i rapporti, o l’evidente difficoltà di trovare l’anima gemella? Sono un fenomeno contingente destinato a mutare con il cambio dei climi sociali o una tendenza verso una società basata su valori diversi?

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martedì 11 Agosto 2020