Quanto valgono gli amici?

Quando si discute di rapporti interpersonali, a volte sorge spontanea una domanda: in caso di emergenza, su quante persone puoi veramente contare? Chi puoi chiamare, anche a notte fonda, senza creare problemi? La risposta non è rassicurante: tolti i familiari, le persone disponibili sono poche, davvero poche. Le amicizie vere si possono contare sulle dita di una mano e non è scontato che quelle dita ci siano tutte, anzi, in certi casi il braccio termina direttamente con il polso. Le cose vanno meglio quando si parla di amicizie meno impegnative: una persona su cinque in Italia non ha difficoltà a trovare qualcuno con cui passare il tempo libero o organizzare qualche attività interessante. Un dato che non è in ogni caso confortante: la situazione resta problematica ed è in peggioramento. Il Trentino si rivela in linea con la media nazionale e solo in Meridione le amicizie sembrano avere vita più facile.

Guardando l’insieme, la sensazione è che ovunque prevalga l’individualismo, trascinato dalle mode del momento e dalle solitudini di Internet, e che il collante sociale sia un bene collettivo sempre più scarso e prezioso, anche a causa della minor consistenza dei nuclei familiari e dell’aumento di single, giovani e anziani. È anche vero che, parlando di Internet, il progresso tecnologico ha in un certo senso ristrutturato il concetto di amicizia, nel bene e nel male: forse dobbiamo solo abituarci al fatto che, soprattutto tra i più giovani, una stringa di testo abbia quasi lo stesso valore di un abbraccio e che un amico virtuale possa contare quanto uno reale. Resta in ogni caso il fatto che, pur non mettendo in discussione che siano cambiati i “valori di scambio” delle relazioni interpersonali, un po’ di “prossimità” in più sarebbe in ogni caso utile, anzi auspicabile.

Concludendo, rimangono comunque rare, da contare sulle dita di una mano, le persone che in caso di difficoltà, all’una di notte, sarebbero disponibili ad alzarsi dal letto, a vestirsi e a prendere la macchina per venirti a recuperare a cento chilometri di distanza. Ma le amicizie meno impegnative, quelle che alimentano la “socialità leggera”, che accompagna la nostra quotidianità, sembrano resistere alle chiusure dell’individualismo e ai richiami della rete, alimentando le giornate con qualche “boccata” di socialità. Una socialità non intensissima, anche a prescindere dagli effetti inibenti del coronavirus, ma almeno corroborata dal valore aggiunto di uno sguardo non mediato dall’iPhone e dal contatto rassicurante, norme di sicurezza permettendo, di una stretta di mano.

In una società in cui l’individualismo prevale e la comunicazione digitale imperversa, l’amicizia ha solo cambiato forma, o anche i suoi significati? Un messaggio via internet può sostituire un contatto diretto? Il coronavirus lascerà segni permanenti nel nostro modo di gestire le amicizie?

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martedì 14 Luglio 2020