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Living Memory 2024 – Regina Sluszny e Liliana Manfredi: le bambine sopravvissute

Nell’ambito del Festival della Memoria 2024 nella sala conferenze del Mart di Rovereto si è svolto l’incontro con Regina Sluszny, una dei seimila bambini ebrei salvati da famiglie belghe che li hanno accolti a rischio della vita, e con Liliana Manfredi, unica sopravvissuta nell’eccidio emiliano della Bettola il 24 giugno 1944.

Giunti in Belgio, i Nazisti imposero il coprifuoco agli Ebrei disoccupati e li invitarono a recarsi spontaneamente in Polonia con la prospettiva di un lavoro. All’epoca Sluszny aveva due anni e mezzo e abitava insieme ai genitori e ai fratelli. I vicini di casa senza figli possedevano un negozio di alimentari e, resisi conto della povertà della famiglia adiacente, procuravano loro il cibo. Pensavano di essere al sicuro finché qualcuno non li denunciò costringendoli a scappare e spostarsi di contino. Essendo Regina troppo piccola, venne così affidata alla coppia di vicini che la crebbero fino ai sei anni come fosse figlia loro, ma sempre rispettando la sua fede ebraica. “Sono sempre stata consapevole di avere un’altra famiglia ma quando rividi mia madre dopo tre anni abbondanti non la riconobbi. Fu più difficile riabituarmi a vivere con loro che esserne lontana: io parlavo fiammingo e loro yiddish”. Al termine della guerra i vicini chiesero di poter continuare a vedere la piccola e, nonostante i suoi genitori fossero molto ortodossi, mandarono Regina da loro ogni fine settimana.

Diversa fu invece l’esperienza di Manfredi, la cui famiglia venne interamente fucilata per una rappresaglia della gendarmeria nazista nei confronti dei partigiani della squadra Sabotatori che volevano far saltare il ponte vicino alla località Bettola, in cui Liliana viveva con la mamma e i nonni. I soldati tedeschi entrarono in casa loro di notte, costringendoli in camera da letto al buio, dove Manfredi si salvò nascondendosi tra le lenzuola. Ferita da tre pallottole riuscì a scappare all’incendio, appiccato subito dopo dai Nazisti, saltando dalla finestra che dava sul retro della casa. Si ruppe la caviglia ma riuscì a trascinarsi fino al fiume. La mattina un soldato tedesco la trovò e la trasportò delicatamente sul ciglio della strada dove venne soccorsa da alcuni signori con un carretto. Nascosta in una cassa, la portarono così all’ospedale di Reggio Emilia. Oltre alla sua famiglia quella notte morirono altre 35 persone di cui un bambino di 18 mesi arso vivo. “La guerra porta solo morte e distruzione, per questo racconto la mia storia. Per far comprendere che la pace non ha prezzo: siamo tutti uguali anche se diversi e dobbiamo volerci bene e rispettarci”.

Sluszny conclude: “Grazie a persone come i miei vicini di casa, che hanno scelto a rischio della loro stessa vita di salvare quella degli altri, in Belgio il 50% degli Ebrei è sopravvissuto. Durante la guerra ci sono stati tre tipi di persone: chi ha aiutato, chi ha tradito per denaro e chi non ha fatto nulla. Soltanto i primi si possono definire buone persone: ognuno nella vita deve prendere le proprie decisioni in modo autonomo. Non dobbiamo permettere che certe cose si ripetano perché altrimenti non saremo mai salvi”.

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mercoledì 17 Aprile 2024