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L’esperienza trentina alla Conferenza ONU sul clima

La COP27 si è conclusa, per usare un proverbio, con un bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto di risultati. È stato raggiunto un accordo nell’ambito loss and damage, con un fondo per i Paesi più poveri, ma ancora tante sono le lacune in altri settori. Questo è il parere anche dei ragazzi e delle ragazze volati a Sharm a seguire la COP grazie al progetto dell’associazione Viraçao&Jangada. Dopo aver intervistato due di loro prima della partenza, abbiamo incontrato gli altri tre una volta rientrati a Trento.

A Marzio Fait, studente al MEIS – Master of European and International Studies, abbiamo chiesto di riassumerci in tre parole ciò che ha vissuto alla COP27.

“La prima parola è spaesamento: la COP è un calderone di opportunità, storie e persone, ma non è per niente facile orientarsi tra corridoi e padiglioni. Ancora più difficile, poi, è muoversi tra i tecnicismi delle bozze e gli aggiornamenti giornalieri dei negoziati. Per i primi giorni di questa COP una bussola avrebbe fatto comodo. La seconda è sicurezza: appena arrivati all’aeroporto di Sharm abbiamo dovuto sottoporci a controllo della valigia. Sulle strade principali una fila di guardie armate pattugliava il passaggio di macchine e autobus. Poliziotti vestiti di bianco ti guardavano dall’alto in basso all’entrata di ogni palazzo. È stata una COP all’insegna della sicurezza. E della prevenzione del dissenso. L’ultima parola è speranza. L’esito di questa COP ci ha lasciato in bocca un sapore dolceamaro. Da una parte abbiamo finalmente un fondo per i Loss and Damage, dall’altra, sul fronte della mitigazione, tutto tace. Mi porto via la grande sensazione di comunità e speranza che mi hanno lasciato le storie, le testimonianze e le battaglie della società civile”.

A Jessica Cuel, dottoranda alla Scuola di Studi Internazionali dell’Università di Trento, abbiamo invece chiesto di riflettere sulle sue aspettative pre-partenza, sono state rispettate, superate, deluse?

“Sono partita senza avere aspettative definite, ma sapendo di non potermi perdere l’occasione di partecipare a una COP, nel tempo e luogo dove si prendono decisioni così importanti per il nostro futuro. Mi aspettavo certo un’esperienza costruttiva, di vedere e imparare tanto, ma la realtà ha superato le mie aspettative. Questo progetto mi ha dato l’occasione di conoscere persone straordinarie, all’interno del nostro gruppo e in Egitto. Ovviamente la crisi climatica e i negoziati per il clima facevano parte dei miei interessi ben prima di prendere parte a questo percorso, ma questa esperienza mi ha fatto riscoprire il lato umano di tutto questo, ravvivando una fiamma che era sopita”.

Infine, Emanuele Rippa, studente di Sviluppo sostenibile cooperazione e gestione dei conflitti all’Università di Firenze, ci racconta cosa si porta a casa da questa esperienza.

“Questa COP per me è stata fondamentale per due motivi: da un lato ha rafforzato la mia fiducia nel movimento ambientalista, ho conosciuto persone straordinarie e stretto relazioni con attiviste e attivisti con i quali collaborare per portare avanti la lotta alla crisi climatica. Questo mi ha dato molta fiducia e penso che lavorando insieme potremo mettere sui governi la pressione necessaria per il cambiamento di cui abbiamo bisogno, riguardo al modo in cui guardiamo alle risorse naturali e più in generale al benessere delle nostre società. Dall’altro lato però ho percepito in maniera molto forte le pressioni di chi sta facendo una fortissima resistenza per evitare che questo cambiamento avvenga. Parlo delle lobby dei combustibili fossili, delle élite economiche e politiche di alcuni stati, di grandi aziende (e stati) che spendono milioni per ripulire la loro immagine, per poter continuare ad inquinare, e delle organizzazioni internazionali che permettono che tutto questo avvenga”.

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mercoledì 1 Febbraio 2023