La rivincita del “noi”

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Il “tutti a casa” ha trasformato la supremazia dell’”io”, incontrastata fino a due mesi fa, in una struggente nostalgia del “noi”, prodotta proprio dal distanziamento sociale. Fino al “prima corona virus” l’individualismo spinto dominava la nostra vita ad ogni livello. Sul lavoro i colleghi, da un ufficio all’altro, si scambiavano regolarmente email anziché fare dieci passi per parlarsi personalmente; nei rapporti interpersonali eravamo esposti ad un bombardamento incessante di messaggini e avvisi vari, per cui anche parlarsi al telefono era una rarità. Per non dire di internet, dove il protagonismo individuale trovava nella rete un mare di amici il cui numero faceva status, ma di cui i conosciuti personalmente erano una minima parte. Si potrebbe continuare con la crescita dei single, delle separazioni coniugali, delle solitudini acute e con i mille altri indicatori dell’individualismo, spesso rissoso, che fino a ieri ha fatto da padrone.

A distanza di poco più di due mesi ritenere che quel tempo sia ormai passato, è evidentemente azzardato. Tuttavia la situazione costretta in cui ci siamo trovati a vivere ha introdotto sensibilità, attenzioni, anche nostalgie, del tutto nuove. La necessità di stare distanti ha rimesso al centro l’importanza del rapporto personale, di quella socialità espressiva e partecipe che solo la presenza fisica e comunicativa riesce a generare. Così il “noi” è riemerso dalle nebbie in cui era stato confinato, facendo rimpiangere i dieci passi che non si sono fatti, l’invito a pranzo sostituito dalla foto del piatto del giorno, l’abbraccio sublimato in una teoria di cuoricini, il guardarsi negli occhi senza sconfinare nell’Iphone.

Con il ritorno alla normalità, confidiamo non troppo lontana, chissà se gli effetti psicologici del distanziamento si scioglieranno come neve al sole o se lasceranno tracce più durature. Comunque vada, è ragionevole ritenere che “proprio come prima” nulla ritornerà. Uno stacco che potrà far bene alla qualità delle relazioni interpersonali e ai tratti che le connotano. E questo sia nei modi più tradizionali, perché la potenza coinvolgente di un abbraccio difficilmente potrà essere sostituita da un omologo virtuale, ma anche nei rapporti via internet o cellulare.

Un tempo si scrivevano le lettere, i più raffinati usando la stilografica anziché la più banale penna a biro. Oggi è molto più facile comunicare con email o sms ricchi di parole abbreviate e corredati di faccine varie. Se a questi nuovi modi di comunicare, che sono oggi la nostra realtà, riuscissimo a dare un po’ del senso che investivamo nelle vecchie lettere all’amico o alla fidanzata, non cambierebbe certo il mondo, ma il calore e i significati del nostro esprimerci probabilmente sì.

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venerdì 3 Luglio 2020