La nostra scuola contro la Costituzione

L’articolo 34 della nostra Costituzione stabilisce che l’accesso all’istruzione è un diritto universale e garantito a tutti gli individui, indipendentemente da sesso, razza, religione, condizioni sociali e via dicendo. Che sorpresa, che triste sorpresa, rendersi conto che questo diritto viene disatteso proprio a scuola. Ho parlato a lungo, nel corso dell’anno, con la collega di matematica Cristina Agazzi, da sempre in prima linea a favore di una scuola che sia più attenta all’umanità degli studenti e delle studentesse che ha di fronte. 

Quest’anno abbiamo avuto una classe in comune, una prima di liceo scientifico, in cui sette ragazzi – ce ne siamo resi conto già a ottobre – non avevano gli strumenti necessari per superare l’anno. Per tre ordini di motivi, via via più gravi. Primo, senz’altro, per limiti loro. Secondo, perché provenienti da famiglie straniere, spesso da poco tempo in Italia, che non avevano ben chiara la differenza tra i vari indirizzi scolastici o che erano state mal consigliate durante l’orientamento. Terzo, e fa male constatarlo, perché abbandonati di fatto dalla scuola. E con scuola non intendo il particolare liceo in cui abbiamo insegnato, che deve fare i conti con tutti gli ostacoli che i governi passati e presenti hanno piazzato sulla strada dell’istruzione pubblica. No, scuola in senso più ampio, più “dirigenziale”.

Prendiamo il caso di A.N., arrivato dal Pakistan pochi mesi fa. Se la scuola fosse davvero un diritto universale, allora dovrebbe essere garantito anche ad A.N. attraverso corsi di alfabetizzazione ben strutturati, cioè con un docente pagato apposta per occuparsi dell’insegnamento dell’italiano agli stranieri. E invece per A.N., e per gli altri ragazzi stranieri del mio liceo, l’alfabetizzazione si è ridotta a tre o quattro ore sporadiche a cavallo tra novembre e gennaio. Uno spreco di tempo e un furto di futuro.

Ripetiamo spesso ai nostri studenti, soprattutto a quelli più fragili, che la bocciatura non è un fallimento. È vero, ma rischia di essere una condanna. Perché a giugno molte scuole – specie i professionali, dove tende a iscriversi chi è stato bocciato – sono sature e non hanno spazio, se non in rarissimi casi, per accogliere studenti provenienti da altri istituti. Ai nostri 7 studenti di prima, che verranno bocciati, non rimarrà altra scelta che iscriversi nuovamente al liceo scientifico per andare verosimilmente incontro allo stesso destino il prossimo giugno. A quel punto, a 16 anni compiuti, l’obbligo scolastico sarà assolto: saranno liberi. Liberi di portare la loro sfiducia nelle istituzioni – quando va bene, altrimenti il loro rancore – in un mondo del lavoro che, senza diploma, rischia di escluderli. Possibile che si paghi per tutta la vita un errore commesso a 14 anni? Possibile che la scuola, e la società, accetti tanto serenamente di disperdere il proprio capitale umano? Perché le istituzioni non pongono rimedio a questa situazione, rafforzando per esempio gli istituti professionali, dove molti trovano spesso una seconda chance?

Io guardo al mondo della scuola con un ottimismo che – temo – derivi da una certa ingenuità. Cristina, che ha molta più esperienza di me, lotta come se avesse la stessa mia speranza nel futuro, ma è molto più lucida. “Pessimismo dell’intelligenza, ottimismo della volontà”: è una frase che ama spesso ripetere. La volontà non ci manca, ma rischia di consumarsi nella frustrazione di una lotta vana. 

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sabato 20 Giugno 2026