Il problema di Manzoni

Ha fatto molto discutere uno dei suggerimenti offerto dal team di docenti che si è occupato di redigere le Indicazioni nazionali per i Licei. In breve il suggerimento (poi cassato nella versione definitiva delle Indicazioni) è stato questo: spostare dal secondo al quarto anno di liceo la lettura dei Promessi Sposi. Essenzialmente, per due motivi. Il primo è legato a circostanze cronologiche, cioè di programma: Manzoni è un autore ottocentesco, pertanto è naturale affrontarlo al quarto anno. Il secondo motivo risponde invece alla logica di favorire la comprensione del capolavoro manzoniano: lessico, richiami letterari, giudizi dell’autore rischiano di risultare ostici a 15 anni, mentre più facilmente digeribili un po’ più in là nel tempo. Anche perché verrebbero calati in un contesto – quello storico-letterario dell’Ottocento e quello biografico manzoniano – per lo più noto in quarta superiore, e questo faciliterebbe appunto la comprensione.
Io capisco bene le ragioni di chi ha appoggiato e di chi ha avversato questo suggerimento (ripeto: cassato nella versione finale delle Indicazioni). Però, proprio nel corso dell’anno scolastico che si è concluso un paio di mesi fa, ho potuto leggere I Promessi Sposi quasi integralmente dall’inizio alla fine, grazie all’appoggio di una classe attenta, interessata e preparata. I passaggi meno chiari sono stati affrontati con rigore, eviscerati e compresi. Ci siamo divertiti, ci siamo divertiti per davvero, e abbiamo imparato un sacco di cose “difficili”. Certo, non tutte le seconde superiori sono uguali, è mediamente più facile trovare attenzione, interesse e preparazione in una quarta.
Tuttavia mi chiedo: è poi necessario? È necessario tentare sempre e per forza di semplificare? Già stiamo asciugando Manzoni in sterili schede di sintesi, in cui il testo originale scompare quasi del tutto a favore di una parvenza di parafrasi. Ora questo non basta più: asciughiamo Manzoni e lo spediamo in quarta superiore, così chi lo studia troverà il compito ancora più agile. Ma il dovere della scuola è un altro: la scuola deve sfidare e mettere alla prova le intelligenze, non rassicurarle. Altrimenti, per il pendio lungo il quale stiamo iniziando a scivolare rischiamo di travolgere non solo Manzoni (che di complicato – basta leggerlo davvero, e non in surrogati liofilizzati – non ha niente che un buon apparato di note non possa risolvere), ma anche e ancor di più Dante, Ariosto, Leopardi e via dicendo.
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venerdì 14 Agosto 2026