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Il bacio che scuote il Marocco

Il bacio che scuote il Marocco

Il 3 ottobre a Nador, un paesino al nord del Regno del Marocco, Mouhsin e Raja, 15 e 14 anni, si baciano davanti al liceo e a un loro amico sedicenne, Oussama, che li fotografa. Tornati a casa, caricano la loro foto su Facebook e qualche attimo dopo si ritrovano in un centro di detenzione minorile con l’accusa di “attentato al pudore”.

Sabato scorso, quaranta persone si sono date appuntamento davanti al Parlamento di Rabat e, prima che spintoni e sedie volanti trasformassero il tutto in una gran bagarre, si sono unite in un bacio en plein aire. Altri adolescenti, invece, hanno iniziato a riempire le loro bacheche del social network con foto di baci e carezze.

Il Marocco è un Paese islamico e baciarsi in pubblico è vietato, perché “un semplice bacio può essere l’inizio di qualcos’altro”, recita la coscienza popolare. “Questa gente è atea e agisce per colpire l’Islam”, aggiunge un lanciatore di sedie. “L’Islam non c’entra, si tratta di oscurantismo medievale”, ribattono dall’Organisation unie des droits de l’homme et des libertés publiques.

Intanto, il 22 novembre il Paese ascolterà la sentenza sul caso; nel frattempo Mouhsin e Raja, provvisoriamente liberati, hanno portato alla ribalta nazionale e internazionale le contraddizioni di una società che viaggia a due velocità, tra il Maghreb e l’Europa.

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venerdì 14 Giugno 2024