Chiudi

Un'esperienza su misura

Questo sito utilizza cookie tecnici e, previa acquisizione del consenso, cookie analitici e di profilazione, di prima e di terza parte. La chiusura del banner comporta il permanere delle impostazioni e la continuazione della navigazione in assenza di cookie diversi da quelli tecnici. Il tuo consenso all’uso dei cookie diversi da quelli tecnici è opzionale e revocabile in ogni momento tramite la configurazione delle preferenze cookie. Per avere più informazioni su ciascun tipo di cookie che usiamo, puoi leggere la nostra Cookie Policy.

Cookie utilizzati

Segue l’elenco dei cookie utilizzati dal nostro sito web.

Cookie tecnici necessari

I cookie tecnici necessari non possono essere disattivati in quanto senza questi il sito web non sarebbe in grado di funzionare correttamente. Li usiamo per fornirti i nostri servizi e contribuiscono ad abilitare funzionalità di base quali, ad esempio, la navigazione sulle pagine, la lingua preferita o l’accesso alle aree protette del sito. Comprendono inoltre alcuni cookie analitici che servono a capire come gli utenti interagiscono con il sito raccogliendo informazioni statistiche in forma anonima.

Prima parte6

cm_cookie_cookie-wp

PHPSESSID

wordpress_test_cookie

wordpress_logged_in_

wordpress_sec_

wp-wpml_current_language

YouTube1

CONSENT

Scopri di più su questo fornitore

Google3

_gat_

_gid

_ga

Scopri di più su questo fornitore

Giù le mani

Il titolo prende forma dal video promozionale “Giù le mani dalle donne” dell’iniziativa dello Studio Cataldi a AMI Lazio in occasione del 25 novembre, “Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne” e dal webinar gratuito che proprio oggi si svolgerà online. Mi ha colpito appunto il video di divulgazione del webinar e perciò sono andata a curiosare chi lo aveva fatto e perché. E poi ho deciso di scrivere qualcosa, sia per segnalare questa iniziativa, meritevole di nota, sia per proporre una generica riflessione sul tema della violenza oggi. Nessuna pretesa di sviscerarlo per intero in poche righe, ma alcuni dati mi pare corretto segnalarli e tenerli sempre a mente.

In un articolo di agosto del Sole 24 Ore, leggo i seguenti dati: “Si è parlato molto del problema dell’acuirsi della violenza domestica nei mesi di lockdown, ma finalmente abbiamo dei dati. Da marzo a giugno 2020 il numero di richieste di aiuto per sé o per altri, arrivate al numero verde 1522 per la violenza e lo stalking sono raddoppiate rispetto allo stesso periodo del 2019 (+119%)”. Lascio all’articolo segnalato, i numeri e le derivanti riflessioni e collegamenti tra lockdown (confinamento in casa) e violenza di genere.

Qui vorrei semmai condividere un pensiero che inizia considerando le conseguenze drammatiche della situazione attuale e poi si apre all’orizzonte della violenza in generale. Da dove inizia la violenza? Credo che, senza arrivare a delle conseguenze tragiche, siano violenza anche le risposte villane, gli insulti, le coercizioni psicologiche, l’abuso di potere, l’ignoranza con cui del tutto ingenuamente si prende in giro una persona ogni giorno. Questa violenza non si vede, ma esiste e pesa moltissimo nella testa di chi certe parole non le riesce più a dimenticare.

E le manipolazioni che troppo spesso le donne, ma anche gli uomini, subiscono sono vergogne e infamie terribili, sullo stesso livello delle più gravi aggressioni. Ed il peso però di queste che sono solo parole, non è quantificabile, non è visibile, spesso non è nemmeno denunciabile, a meno che non ci siano gravi ripercussioni psicologiche, ma, arrivati a quel punto, siamo nel pieno della violenza marcatamente riconosciuta e verificabile.

Quello che vorrei sottolineare qui è il peso enorme invece della violenza sottile, del controllo che c’è ma non si vede, di quello che qualcuno è capace di fare con la sua mente, alla mente di un altro, senza che le persone intorno lo vedano. Credo che ci siano molti modi per fare del male ad una donna e l’omicidio è certamente il più tragico e aberrante, ma non l’unico. Perciò “Giù le mani dalle donne”, sì. Ma anche giù le mani da tutto quello che significa il rispetto di un essere umano.

Chiudo invocando la gentilezza che mi pare l’unico antidoto possibile alla violenza. Se ne vede così poca, anche per strada, ad esempio, quando una persona guida piano e il guidatore dietro inizia a sbraitare e fare gestacci. Per così poco? Sì, a volte basta un niente, che però niente non è. E per questo bisognerebbe pensarci mille volte. La gentilezza. Risolverebbe tante situazioni, ancora prima che esse si creino.

Attualità
Lascia un commento

I commenti sono moderati. Vi chiediamo cortesemente di non postare link pubblicitari e di non fare alcun tipo di spam.

Invia commento

Twitter:

domenica 26 Giugno 2022