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Burnout, quello che non sappiamo

In Italia il 76% dei lavoratori soffre di ansia e stress e i numeri dicono che è un fenomeno in ascesa.

Il burnout non ha a che fare solamente con i disturbi mentali, ma anche con quelli fisici, incidendo sulla produttività e sulle performances lavorative.

I sintomi più diffusi sono stanchezza, sfinimento, calo della produttività e dell’efficienza lavorativa, aumento del distacco mentale rispetto al lavoro e continuo procrastinare.

Il burnout, infatti, colpisce la nostra capacità di affrontare le sfide quotidiane e mina la nostra motivazione.

“Burn out” è un termine di origine inglese che letteralmente significa “bruciato”, “esaurito” o “scoppiato”.  Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il burnout è una sindrome derivante da stress cronico associato al contesto lavorativo, che non riesce ad essere ben gestito.

Gli adulti soffrono principalmente di sfinimento, mentre i più giovani risentono del calo dell’efficienza lavorativa.

Nel maggio 2019, il burnout è riconosciuto come “sindrome” e, come tale, è elencato nell’undicesima revisione dell’International Classification of Disease (ICD), il testo di riferimento globale per tutte le patologie e le condizioni di salute.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce il burnout come un “fenomeno occupazionale” derivante da uno stress cronico mal gestito, ma specifica che non si tratta di una malattia o di una condizione medica.

In Italia, il contesto lavorativo spesso si caratterizza per lunghe ore di lavoro, scadenze serrate e pressioni costanti. Questo ambiente può alimentare il burnout, con conseguenze che si riflettono su famiglie, comunità e, inevitabilmente, sull’intera società.

La dedizione assoluta al lavoro sia che si tratti di un progetto personale, sia che si tratti di una collaborazione, è spesso controproducente, se non abbinata ad un giusto equilibrio tra vita professionale e personale. Anche la tecnologia ha diverse responsabilità, quando si tratta di burnout. L’iper-connessione pare che non aiuti le persone a prendere le giuste distanze, una volta ultimate le proprie ore in ufficio. Inoltre, il caos che generano i social, con il materiale che proiettano senza sosta e le informazioni che il nostro cervello deve continuamente elaborare, causano un corto circuito di ansia, tristezza e talvolta depressione.

Tra le cause, anche alcuni elementi socio-ambientali che mettono in evidenza quanto siano importanti gli spazi che frequentiamo, anche professionalmente.

Alcune strategie per prevenire e gestire il burnout:

Equilibrio: durante l’attività lavorativa, mantenere almeno una pausa di cinque minuti ogni due ore di lavoro, oltre alla pausa pranzo di almeno trenta minuti.

Consapevolezza e Formazione: educare i lavoratori e i datori di lavoro sul riconoscimento dei segnali precoci del burnout è fondamentale. La formazione può includere strategie di gestione dello stress e tecniche di mindfulness.

Cambiamenti: tenere sempre a mente che nessuna situazione ci obbliga a rimanere immobili e impotenti, se siamo a disagio o se soffriamo. I cambiamenti spaventano, ma scegliere diversamente è possibile. Ognuno di noi non deve identificarsi esclusivamente con il proprio lavoro.

Supporto psicologico: chiedere aiuto a dei professionisti può essere decisivo, se ci si trova in una situazione difficile.

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lunedì 4 Marzo 2024