VAIA: alberi al cubo

«Nel 2018, secondo le stime più attendibili, la tempesta Vaia ha sradicato quarantadue milioni di alberi, colpendo duramente tutto l’ecosistema delle Dolomiti dal Veneto al Trentino, sino alla Lombardia, causando danni non solamente a flora e fauna ma anche alla comunità». Esordisce così Giuseppe Addamo, “founder”, insieme a Federico Stefani e Paolo Milan, del progetto “VAIA”.

«Federico, dopo tale disastro, si chiese quale potesse essere un modo creativo di rispondere a quei momenti di criticità: fu così che nacque l’idea di ridare vita agli alberi caduti», creando una storia di rinascita, che si è concretizzata nei “VAIA cube”. Come suggerisce il nome stesso, il “Vaia cube” è un cubo di legno che funge da amplificatore di suoni per lo smartphone. Realizzati da artigiani trentini in maniera completamente naturale ed utilizzando legno di recupero, non servono “solamente” come accessorio per il cellulare ma sono anche e soprattutto carichi di una forte valenza simbolica: «il “VAIA cube” amplifica il grido della natura e mostra la necessità di prestare più attenzione alla sostenibilità ed all’impatto ambientale che generiamo», ha sottolineato Giuseppe.

E così i tre giovani, una volta condivisa l’idea, sono passati alla fondazione ufficiale della loro startup nel settembre 2019, lanciando i Cube ad ottobre, in occasione della ricorrenza in ricordo della tempesta, «come simbolo di una rinascita sostenibile “dalla A alla Z”, dalla sua creazione fino alla fine dei suoi giorni, in quanto oggetto ad impatto zero».

Il progetto è stato fin da subito accolto in maniera molto positiva, tant’è che Addamo, Stefani e Milan sono apparsi fra i cento talenti “under trenta” selezionati da Forbes nel febbraio del 2020. «Non contenti, abbiamo deciso di non fermarci, associando alla vendita dei cubi un progetto di economia rigenerativa che prevede di piantare un albero (nelle zone colpite) per ogni Cube venduto»: un piccolo grande contributo per far rinascere «quelle meravigliose foreste che i turisti amavano ammirare e visitare. Ad oggi abbiamo venduto venticinquemila pezzi in tutto il mondo e messo dimora a ventimila alberi tra la val di Fiemme e la val di Zoldo».

Come e dove è possibile acquistare i vostri prodotti?

«La maggior parte delle vendite le facciamo online, tramite il sito dedicato. Ma abbiamo anche deciso di affidare i Cube a quelli che chiamiamo i nostri “Vaia ambassadors”: musei, botteghe artigianali e negozi storici legati al territorio che sposano il progetto, disseminati in tutta Italia, soprattutto nel nord-est (ma non mancano rivenditori anche in Sardegna e Sicilia!). Il nostro obbiettivo resta comunque quello di ampliarci ulteriormente, raggiungendo altre realtà affini al nostro modo di pensare».

Questo, è per voi un lavoro a tempo pieno o avete anche altri impieghi?

 «Inizialmente questo nostro nasceva come progetto collaterale che gestivamo nel tempo libero. Abbiamo poi deciso di lasciare le nostre occupazioni “full time” per dedicarci al cento per cento a “VAIA”. La nostra volontà è quella di trasmettere la capacità di essere resilienti, trasformando le difficoltà e facendo d’esse un’occasione di crescita. Vorremmo in futuro applicare questo modello a tutte le realtà colpite da calamità naturali: recuperarne le materie prime (non soltanto il legno), creando oggetti iconici che abbiano una storia, e capaci di generare benefici per tutto l’ecosistema in cui si opera. Al momento, ad esempio, abbiamo in cantiere un progetto per gli ulivi in Puglia colpiti dalla xylella, che diverrà anch’esso emblema della volontà di continuare a creare un impatto positivo su territorio e ambiente».

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sabato 10 Aprile 2021