Quello che non si vede, guardiamolo

Avete presente quel taglio usato tante volte all’inizio dei film? Un punto colorato di un maglione, indossato da una persona che vive in una casa, che dà su una strada secondaria di un quartiere, in una città, in uno Stato qualsiasi, di un continente, sulla Terra. O quell’idea che c’era da bambini di chiudere una lettera o una cartolina aggiungendo una parentesi dopo la firma con il luogo da cui si scriveva seguito da Italia-Europa-Mondo-Universo? C’è sempre qualcosa che non si vede. C’è sempre qualcosa dietro.

La quotidianità nascosta da una finestra illuminata di sera, su cui da piccolo in macchina seduto sul sedile posteriore fantastichi un po’. Il backstage di un film. La regia di un programma tv. Un palazzo storico, una chiesa o un museo che vengono aperti tutti i giorni alla stessa ora. E, molto meno poeticamente, arrivi e partenze di treni, autobus e aerei.

Tutto procede secondo un piano preciso. In qualche caso perché è semplicemente programmato che sia così, in altri perché è semplicemente abitudine, consuetudine, routine. Se ci si ferma a pensare solo un attimo a tutti gli intrecci e a tutto ciò che accade ogni giorno, anche in luoghi che sembrano insignificanti, la testa va così veloce che nel vortice ci si perde un po’. Ma è un perdersi che affascina. Perché sono infiniti i tasselli che devono stare al posto giusto perché tutto funzioni. Un po’ come in un domino, in cui se le tessere cadono vuol dire che tutto sta andando come deve. E se succede che una, due, tre di quelle tessere del domino non cadono più, quell’immagine di connessioni continue, ormai interrotte, diventa inaspettatamente davvero evidente.

È un pensiero romantico certo, ma in un mondo in cui i motori vanno ancora al rallentatore, e vogliamo tutti riprendano velocità, ricordarci di questi fili e di una concatenazione delle cose che solo in apparenza è più grande di noi, forse un po’ ci aiuta. Che anche se l’inquadratura si allarga di molto, in primo piano noi c’eravamo.

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giovedì 25 Febbraio 2021