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Quelle piccole deviazioni che cambiano la vita: da sei mesi a dieci anni a Londra, la storia di Laura

Nella vita, soprattutto quando si è giovani, è facile lanciarsi, accogliere i cambiamenti e assecondare le “deviazioni” che la vita ci mette davanti. Talvolta, però, questi apparentemente piccoli cambi di rotta diventano vere e proprie “autostrade” che indirizzano la nostra esistenza. Laura Pastore, ragazza avventurosa e solare classe 1989, nel febbraio del 2011, a soli 22 anni e proprio grazie ad una di queste famose deviazioni, si è trasferita a Londra per sei mesi e… ha poi deciso di rimanerci. L’abbiamo intervistata e ci ha raccontato la sua avventura!

Come mai hai scelto Londra?

«Non sarei neanche dovuta essere qui. Io e Francesca – una delle mie migliori amiche -saremo dovute andare a fare volontariato in Palestina per 6 mesi, ma le circostanze di allora ci obbligarono ad abbandonare il progetto. Non sapevamo bene cosa fare: eravamo così pronte per partire che abbiamo deciso di trascorrere un periodo a Londra. Non certo per rimanere: doveva essere solo una piccola deviazione. Dopo qualche mese Francesca decise di ritornare in Italia, io invece non avevo intenzione di rimettermi a studiare e qui mi sentivo bene: sentivo che stavo conquistando la mia indipendenza. Londra è una città affascinante che, se metti in gioco impegno e voglia di fare, non importa da dove vieni, quanti anni hai o qual e il tuo titolo di studio, ti offre mille opportunità!»

Un’ italiana a Londra quindi… come vive?

«Devo dire che si sta bene. A parte il fatto che ci sono moltissimi italiani nella capitale inglese, posso dire che, a parte il sole e qualche genere alimentare – ho amici che hanno vissuto qui prima di me che si chiedono come io abbia fatto a sopravvivere 10 anni (ride ndr) –  qui tutti possono sentirsi a casa.»

È stato difficile trovare lavoro?

 «Trovare lavoro non è mai stato un problema: come ho detto prima, se hai voglia di lavorare e ti impegni qui vieni premiato e riconosciuto. Ho cambiato così tanti lavori in 10 anni che in famiglia, ogni volta che ci sentiamo, la prima domanda è: fai ancora la stessa professione? Ho lavorato in gelateria, come lava vetri, in una clinica per la cura dello scalpo, in una discoteca e anche come receptionist! Insomma un po’ di tutto. Ora però, dopo tanti cambiamenti, credo di aver trovato la mia via: lavoro nell’ambito della ristorazione.»

Raccontaci…com’è vivere lontana dalla famiglia?

«Devo dire che, paradossalmente, il rapporto con la mia famiglia si è rafforzato negli anni. Ho sempre fatto disperare i miei genitori (sorride ndr): appena partita ammetto che forse ero un po’ “irresponsabile”, o forse mi serviva tempo per maturare. Piano piano, però, i rapporti sono cambiati e migliorati e ora, strano a dirlo, mi mancano e riesco ad apprezzare tutto quello che hanno fatto per me».

Ti senti “a casa” a Londra?

«Purtroppo per i miei – e per mia fortuna – sì, qui mi sento a casa, forse più che in Italia. Trento conserva la mia infanzia, Londra la mia crescita personale. Quando torno ho la mia famiglia, i miei amici e tutti i miei ricordi, ma è come se mancasse un pezzetto: è come se non fosse completamente casa mia. Dieci anni, del resto, sono tanti e tutte le mie cose sono qui ora. Sono partita con una valigia, che neanche esiste più, ed ora ho un appartamento pieno di cose. Confesso che, a volte, avverto un po’ di solitudine ma penso davvero di aver trovato il mio posto nel mondo: Londra mi ha cambiata e mi ha aperto gli occhi, non potrei richiuderli ora».

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sabato 3 Dicembre 2022