Post-Giornalismo

Ciò che è online è gratis, o quasi. È gratis da leggere e quasi gratis da produrre: i costi di gestione di una testata online non sono nemmeno paragonabili a quelli del formato cartaceo. Presto spiegata la proliferazione di giornali e riviste digitali negli ultimi vent’anni: chiunque avesse l’abitudine di tenere un diario ha avuto l’occasione di mettere, a costo zero, la propria penna al servizio della collettività. Non serve una lince per indovinare l’effetto collaterale del fenomeno: la crisi di vendite della stampa tradizionale. Si è scoperto che non tutti pagano per ciò che possono aver gratis: oggi comprano regolarmente i quotidiani circa metà dei lettori rispetto a fine anni ’90.

Le testate storiche, così, si sono ritrovate a inseguire quelle digitali sul loro terreno. I grandi giornali sono sempre più attenti alle pagine web e ai social, offrono un gran numero di contenuti gratuiti e sperimentano, con scarsi risultati, forme di abbonamento online a prezzi stracciati. Invece, ciò che non è gratis, né lo sarà mai, è un certo modo di fare giornalismo. Non è gratis un inviato di guerra, né lo è un’inchiesta come il Watergate. Inoltre, le testate online non sono Onlus, animate dalla missione di fornire a tutti un’informazione democratica, libera e gratuita. All’abbattimento dei costi di gestione affiancano gli introiti garantiti dalla pubblicità. E un banner pubblicitario è del tutto indifferente alla qualità dell’articolo a cui viene affiancato: una volta attirata l’attenzione dei lettori, magari con un bel titolo ad effetto, il gioco è fatto. Poco importa se poi, su Twitter, si viene accusati di clickbaiting: è uno stratagemma talmente radicato da essere utilizzato anche dalla versione online di giornali di lunga tradizione.

Di nuovo, non serve una lince per capire che si tratta di un modo di stare in piedi un po’ diverso da quello della vecchia stampa cartacea, costretta a fidelizzare i lettori con la qualità e la credibilità del proprio prodotto. Visto il crescente dibattito attorno al finanziamento pubblico all’editoria, non è difficile intravvedere le conseguenze a lungo termine di questa transizione: un’informazione quasi solo online e quasi totalmente gratuita, ma senza più le risorse, l’interesse e il talento (vista la contemporanea mortificazione economica della professione di giornalista) per fare giornalismo per davvero. Probabilmente, molto più esposta all’influenza di poteri politici ed economici, visto il ruolo crescente della pubblicità e l’abbassamento dei costi necessari per ottenere visibilità. E, per la verità, non si vedono soluzioni. Quanti Under30 che comprano il giornale conoscete?

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venerdì 7 Agosto 2020