L’universo dei perché

Crescendo si smette di meravigliarsi del mondo, o quanto meno di ciò che abitualmente incontra i nostri sguardi. E quella saggezza e curiosità che caratterizza l’infante, come per magia, scompare, lasciando spazio alla presunzione di conoscere quanto ci circonda. Arriva infatti un momento nella vita in cui si smette di chiedersi il perché delle cose.

Viviamo circondati da fenomeni che non necessariamente conosciamo, ma non per questo abbiamo la premura di domandarci com’essi avvengano. C’è un momento, tuttavia, che coincide con lo sviluppo del linguaggio, in cui tutto causa indescrivibile stupore, portando a voler conoscere il “perché” di qualsiasi cosa. Una fase, questa, che può durare fino agli otto anni, ma che tuttavia differisce da bambino a bambino. Se quelli più introversi o timidi tenderanno infatti a porre meno domande, quelli che interagiscono più facilmente con gli adulti saranno invece più portati a voler chiedere il “perché” di tutto ciò che li circonda.

Questa fase può essere divisa in due: la prima va dai due o tre anni d’età fino ai sei, periodo in cui «è l’adulto ad essere l’unico riferimento per il piccolo». A partire dai sei anni invece, con la scoperta della scrittura e della lettura, «la “vittima” dei perché potrebbe anche diventare il fratello o la cugina più grande», poiché il bimbo in questione inizia a voler interagire anche con i suoi “pari”. E se da una parte i “perché” derivano da nuovi stimoli o fenomeni incompresi, assicurano gli psicologi, alle volte si tratta invece di un mero (ed alle volte fastidiosissimo) modo per attirare l’attenzione.

Ci sono domande (fra quelle dei bambini, ma anche degli adulti) che possono sembrare scontate o insensate, altre invece così profonde da mettere in difficoltà anche chi nella vita si sente “navigato” o “arrivato”. Che un infante chieda al genitore cosa sia l’amore o perché si debba morire, è un fatto che può altresì causare disagio ma allo stesso tempo diventare occasione di riflessione e crescita per ambedue le parti. Starà al grande decidere come raccontare tali aspetti della vita, se edulcorarli o servirli freddi (e crudi) su di un piatto difficilmente digeribile. Starà invece al bambino decidere, una volta cresciuto, se fare tesoro degli insegnamenti ricevuti o se trovare invece la propria personalissima interpretazione dell’universo. Perché, sebbene vi siano molte cose oggettivamente descrivibili, resta comunque in esse piccolo spazio per gli occhi di chi si ferma a guardare e non si accontenta delle spiegazioni da manuale, ma vuole comprendere affidandosi alle proprie sole forze di esploratore del mondo.

Da quel bambino o quella bambina che fummo, dovremmo imparare a non smettere mai d’essere curiosi e d’indagare il mondo, poiché circondati da un’inesauribile mole di fatti, tutti da scoprire.

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giovedì 29 Luglio 2021