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L’occhio su Trento: il filo della storia del quartiere Le Albere

Foto di Ilaria Bionda

In questo appuntamento l’Occhio su Trento si sofferma sul più moderno quartiere cittadino, che ha molto da raccontare sul suo passato, sul presente della città e sul futuro in chiave sostenibile: le Albere.

Collocato nei pressi del Fiume Adige, il complesso delle Albere come si presenta attualmente è stato inaugurato nel 2013, ma vanta un nome molto più antico. Esso, infatti, riprende il modo in cui nel dialetto locale si chiamavano i popolus alba, ossia i pioppi bianchi, che fiancheggiavano il viale che dalla città – precisamente dall’attuale arco dei Tre Portoni in Via Santa Croce – portava al palazzo signorile che ancora oggi fa bella mostra di sé, tra il MUSE e lo stadio Briamasco, appunto chiamato delle Albere.

Il palazzo è il segno del passato da cui inizia a dipanarsi il filo della storia del quartiere, storia che rimanda a una zona agricola posizionata al di fuori delle mura cittadine e alla ricchezza della famiglia Madruzzo, conosciuta per aver retto il principato vescovile per più di un secolo, dal 1539 al 1658. Con il passare dei secoli la zona si evolve e passa dall’essere un terreno agricolo – diviso in due nell’Ottocento dalla costruzione della ferrovia del Brennero – all’area dell’importante fabbrica Michelin,  per settant’anni la più grande realtà industriale del territorio.

Aperta nel 1927 con la prima funzione di cotonificio, l’industria contava una quasi totalità di operaie donne, poiché le doti manuali richieste dal lavoro erano considerate proprie della popolazione femminile. Nel 1931 lo stabilimento è consacrato al Sacro Cuore di Gesù, con una grande messa svolta all’interno della fabbrica; nel passaggio di decennio tra il ’60 e il ‘70 è invece testimone di varie fasi di presa di coscienza e lotta operaia, con il suo organico che conta all’incirca 1770 dipendenti. Nello stesso periodo, però, inizia anche il lento declino, con la conseguente riduzione delle attività, fino ad arrivare al 1997, anno in cui la sede storica chiude i battenti e le restanti mansioni trasferite in un piccolo stabilimento a Gardolo.

Il complesso industriale delle Albere viene quindi demolito e gli edifici completamenti abbattuti. A quel punto, il Comune di Trento comprende la necessità di dare una nuova vita all’area e mette in atto una riqualificazione urbana aprendo un bando. A vincere è il progetto dello studio di Renzo Piano che, sulla tabula rasa che si ritrova, vuole innestare un’architettura contemporanea con nuove forme, improntata sulla sostenibilità e sulla salvaguardia dell’ambiente. Il quartiere, che ha ai due estremi due edifici culturalmente importanti – la Biblioteca Universitaria Centrale e il Muse Museo delle Scienze – è costruito con materiali che lo pongono in ideale continuità con il centro storico cittadino: oltre al legno, la pietra di Rosso Trento e il Verdello. Un altro rimando alla città, in particolare del passato, sono i canali che riprendono le antiche rogge che la attraversavano.

Nel quartiere delle Albere, oggi, non resta nessuna testimonianza visiva di ciò che è stato. Quel che resta, però, e ancora vive è il racconto della forte e fiorente comunità di lavoratrici (e lavoratori) della Michelin che nei sette decenni di storia è stata parte del progresso sociale, culturale ed economico di Trento e del Trentino, grazie ai diversi fenomeni di aggregazione sociale, culturale e sportiva sviluppatisi all’interno della fabbrica. Per ricordare tutto ciò, nell’ampio prato del quartiere, in primavera, vengono piantati numerosi tulipani bianchi a formare l’iniziale M dell’industria Michelin.

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venerdì 19 Aprile 2024