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L’occhio su Trento: i colori di Piedicastello

L’Occhio su Trento, in questo appuntamento, si sposta tra le colorate case di Piedicastello, uno dei quartieri più antichi della città, collocato sulla riva destra dell’Adige e ai piedi del Doss Trento. Ed è proprio dalla posizione che il suggestivo borgo prende il suo nome: in origine, infatti, la piccola collina sotto la quale sorge era chiamata Verruca castellum.

Il variopinto quartiere è collegato al centro città dal Ponte San Lorenzo, tragicamente celebre per essere stato distrutto durante i bombardamenti alleati nel 1943, e si trova sull’antica via per le Valli Giudicarie e per Brescia, che lo rendevano un luogo di passaggio. La popolazione era inizialmente composta per lo più da barcaioli, pescatori, lavandaie, carrettai e osti che erano soliti animare la piazzetta centrale del borgo, in cui ancora oggi si respira uno spirito paesano, grazie alla disposizione ad arco delle case, dipinte in vivaci colori, ornate da portali in pietra e balconi in ferro battuto.

Camminando per le viuzze di Piedicastello sembra di fare un salto nel passato, ricollegando i fili di varie epoche storiche. Il quartiere è uno dei più antichi di Trento: le prime prove di insediamenti risalgono al neolitico, mentre la prima espansione coincide con l’arrivo dei Galli Cenomani, secondo alcuni considerati i fondatori della città. Con il Medioevo, l’area rimane fuori dalle mura cittadine – sviluppatesi sulla sinistra Adige – e, per questo motivo, è per lungo tempo più soggetta a saccheggi e incendi.

Nel 1845 la storia del quartiere vede una svolta, grazie all’apertura della nuova via verso le Valli Giudicarie, alla quale segue un prospero sviluppo commerciale. Nel 1894 l’imprenditore e politico, nonché podestà di Trento, Paolo Oss Mazzurana – fautore del cosiddetto “risorgimento economico” della città – fa costruire a Piedicastello una serie di dieci case popolari destinate agli operai. L’idea è ispirata al Nuovo quartiere operaio di Schio e viene realizzata – per assenza di fondi sia privati sia comunali – grazie al personale finanziamento dello stesso Oss Mazzurana.

L’inizio del ’900 è segnato da un altro momento cruciale per il sobborgo: la costruzione di un grande complesso industriale per la produzione di laterizi e cemento. La “Prima fabbrica trentina di Cemento Portland Domenico Frizzera”, maggiormente conosciuta come “Italcementi”, rende Piedicastello il centro di una rapida industrializzazione. A questo si aggiunge, negli anni ’70, la costruzione della tangenziale e dei tunnel sotto il Doss, che stravolge la vita del e nel quartiere e viene da subito pesantemente contrastata dai suoi abitanti. Si dovrà però aspettare il 2007 per vedere finalmente la deviazione del traffico e la trasformazione delle due gallerie in suggestive sedi museali, uniche nel loro genere.

A rendere ancora più grazioso il quartiere vi sono anche la pittoresca chiesetta di Sant’Apollinare e i resti ancora visibili – tra cui rampe e arcate – dei monumentali giardini della signorile Villa Graffer, poi conosciuta come Zadra, sulle pendici del Doss Trento.

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mercoledì 1 Febbraio 2023