Chiudi

Un'esperienza su misura

Questo sito utilizza cookie tecnici e, previa acquisizione del consenso, cookie analitici e di profilazione, di prima e di terza parte. La chiusura del banner comporta il permanere delle impostazioni e la continuazione della navigazione in assenza di cookie diversi da quelli tecnici. Il tuo consenso all’uso dei cookie diversi da quelli tecnici è opzionale e revocabile in ogni momento tramite la configurazione delle preferenze cookie. Per avere più informazioni su ciascun tipo di cookie che usiamo, puoi leggere la nostra Cookie Policy.

Cookie utilizzati

Segue l’elenco dei cookie utilizzati dal nostro sito web.

Cookie tecnici necessari

I cookie tecnici necessari non possono essere disattivati in quanto senza questi il sito web non sarebbe in grado di funzionare correttamente. Li usiamo per fornirti i nostri servizi e contribuiscono ad abilitare funzionalità di base quali, ad esempio, la navigazione sulle pagine, la lingua preferita o l’accesso alle aree protette del sito. Comprendono inoltre alcuni cookie analitici che servono a capire come gli utenti interagiscono con il sito raccogliendo informazioni statistiche in forma anonima.

Prima parte6

cm_cookie_cookie-wp

PHPSESSID

wordpress_test_cookie

wordpress_logged_in_

wordpress_sec_

wp-wpml_current_language

YouTube1

CONSENT

Scopri di più su questo fornitore

Google3

_gat_

_gid

_ga

Scopri di più su questo fornitore

Tell me lies…

Tell me lies…

«Dimmi bugie, dolci bugie» diceva una canzone dei Fleetwood Mac.

Grandi, piccole, medie. Bugie di uomini che nascondono un tradimento, di donne che non vogliono svelare i segreti del loro passato. Poi c’è la famosa bugia a fin di bene, ma il bene di chi?
Ogni giorno siamo circondati da una certa quantità di parole o gesti che distorcono la nostra realtà dei fatti. Nostra perché quella che a noi sembra realtà può essere solo la costruzione di un amico, un parente, un figlio.

“Meglio l’amara verità di una bella bugia” citano spesso le frasi dei diari, ma quanto siamo disposti a sopportarla? Spesso assistiamo a mogli che chiudono gli occhi davanti a una traccia di rossetto sulla camicia del marito, oppure a padri che invece di dialogare con il figlio fingono di non vedere i segnali di disagio. A lungo termine, però, la scelta di finte realtà può trasformarsi in una botta (reale) nel muro che ci siamo costruiti. C’è poi la questione delle “omissioni”, quando persone insospettabili sembrano improvvisamente conoscere i lemmi dell’italiano e dimostrano di saperli usare con sapienza. Il non-detto che è bugia solo quando lo non-dicono gli altri.
E via con i sensi di colpa, le paranoie, le domande senza risposta o la semplice noncuranza delle conseguenze, fino alla giustificazione massima che, in fondo, le bugie ci servono per sopravvivere ai piccoli ostacoli della vita. Anche se, a guardare con la lente, il sopravvivere che intendiamo in questi casi è più simile a un vivere facile. Se non vogliamo attaccarci alla poliziesca macchina della verità possiamo captare i messaggi che l’altro ci manda – il famoso linguaggio del corpo – i vagheggiamenti, lo sguardo distratto, la voce flebile. Ma anche iniziare da noi stessi è un buon metodo, perché spesso siamo i primi a cui vogliamo nascondere la verità.

Lascia un commento

I commenti sono moderati. Vi chiediamo cortesemente di non postare link pubblicitari e di non fare alcun tipo di spam.

Invia commento

Twitter:

mercoledì 21 Febbraio 2024