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Bio-benzina e sostenibilità

Visto il crescente prezzo del petrolio e vista la sua decrescente reperibilità nel corso del tempo, mentre noi facciamo file infinite ai distributori per risparmiare 2 centesimi, c’è chi studia soluzioni per rendere la benzina rinnovabile e sostenibile.

L’azienda statunitense Joule Unlimited è in grado di produrre benzina da raggi solari e CO2 anche di scarto con un unico e continuo passaggio, evitando i costi, le conseguenze inquinanti degli impianti petroliferi e lo spreco di materie prime. Il sistema sembra talmente promettente che la Audi ha già comprato i diritti per la vendita dei nuovi combustibili.
Quest’anno la concorrenza alla “bio” benzina è stata scossa dal KAIST (Korea Advanced Institute of Science and Technology): il team coreano, guidato da Sang Yup Lee, ha infatti ottenuto carburante modificando geneticamente l’Escherichia Coli – proprio il batterio che troviamo nelle analisi del nostro intestino. Finora si sono ottenuti 0,58 g di benzina con 1 litro di brodo di coltura.
Tra gli esperimenti che vengono fatti un po’ in tutto il mondo per produrre carburanti ci sono anche quello dell’Università dell’Arkansas (Algae Biofuel Research) con le alghe, oppure di un’azienda di Hong Kong (asb-biodiesel.com) attraverso gli oli di scarto.

In Italia nel 2012 è stato aperto il primo distributore di bio-benzina – E10 e E85 con bioetanolo – a Tortona (AL) grazie alle ricerche del Gruppo Mossi&Ghisolfi.

Tanti passi che formano un cammino pulito, soprattutto per chi verrà dopo.

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lunedì 26 Febbraio 2024