La grande abbuffata

Mio padre è sempre stato un vorace lettore. Lo ricordo leggere in ogni suo momento libero. Leggeva libroni, non libriccini, e ciò mi ha sempre fatto tanta invidia. Invidia non solo per la sua sete di conoscenza, ma anche per il suo amore per la letteratura. Anch’io ho sempre amato la letteratura, tuttavia, ho sempre odiato leggere. Penso che quello dello scrivere sia uno dei mestieri più belli al mondo, ma questo mio pensiero ha sempre inevitabilmente cozzato con la mia incapacità di riuscire a finire libri composti da più di ottanta o cento pagine. Mio padre, invece, i libri che ne avessero meno di duecento, non li ha mai nemmeno presi in considerazione. Credo si fosse sempre rammaricato del fatto che, a dodici anni, il mio bagaglio di lettrice fosse costituito da forse uno o due libri di Geronimo Stilton.

I più grandi autori sottolineano l’importanza non solo di leggere molto, ma di farlo spaziando fra i generi per poter sviluppare al meglio l’abilità della scrittura e per ricevere in cambio quel prezioso dono che è la cultura. Io a leggere ho iniziato a sedici anni: entrai in biblioteca, non so nemmeno io per quale motivo, e mi ritrovai dinanzi ad un testo titolato “L’insostenibile leggerezza dell’essere”. Quel titolo mi incuriosì a tal punto da non riuscire a chiudere occhio quella notte. L’indomani dovetti tornare in biblioteca a prenderlo: fu così che scoprii Kundera e, insieme a lui, la mia passione per i suoi scritti e, successivamente, la curiosità e voglia di trovarne di altrettanto accattivanti.

Fu quella l’estate della mia grande abbuffata. Dovetti leggere altri quattro libri e come risultato ne trassi un insegnamento essenziale: che non era l’amore per la lettura a mancarmi, semplicemente non avevo mai trovato nulla che mi piacesse davvero, nessun Kundera che mi affascinasse e mi trascinasse in quel meraviglioso mondo che ne mostra infiniti altri, che regala nuovi volti, inaspettati gesti ed inesauribili emozioni.

Credo che non diventerò mai una grande lettrice come lo è stato e lo continua ad essere mio padre. Non lo diventerò mai, perché insaziabili lettori, a parer mio, si nasce. Io, visto che lettrice non ci sono nata ma ci sono diventata con non poca fatica, non potrò far altro che contentarmi della mia piccola grande scoperta (ossia di essermi resa conto di amare la lettura) e di nutrire la mia sete di conoscenza ritagliandomi prezioso tempo da dedicare alla ricerca di nuovi scritti.

La verità, in fondo, è che per diventare lettori non basta solo la passione, ma è necessario anche aver ricevuto un buon esempio: io, il mio l’ho avuto. Il merito della mia grande abbuffata, infatti, non lo do solo a Kundera, ma anche e soprattutto a mio padre, che senza volerlo mi ha trasmesso la voglia di provare a scoprire la letteratura oltre Geronimo Stilton.

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mercoledì 28 Ottobre 2020