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La fenomenologia del rewatch

Ammettilo: Quante volte hai visto Friends? E le avventure di Carrie, Samantha, Charlotte e Miranda in Sex and the City? Quante volte hai ripercorso la storia d’amore di Meredith e Derek in Grey’s Anatomy? È difficile non riconoscersi in queste parole e sì, ti ho visto annuire dietro lo schermo.

Ma nessun allarmismo: non sei sol*.

Il fenomeno che intendo affrontare oggi si colloca in un arco temporale ben preciso: il momento in cui, nella vita di un serie tv addicted, la parola REWATCH diventa la protagonista di ogni fantasia. Così, nelle prossime righe proverò a riassumere e a svelare cosa si cela dietro la fenomenologia del rewatching, ovvero dietro quella voglia e quel malsano “bisogno” di ri-vedere serie tv e film che ci hanno tenuto compagnia e che ci hanno fatto stare bene. Curiosi?

Come ogni analisi che si rispetti, è necessario innanzitutto partire dall’osservazione degli attori coinvolti (confessando di conseguenza i propri vizi): in linea di massima, gli appassionati di serie tv sono pigri.  Scegliere stanca e prendere una decisione è un’azione estremamente complessa, figurati nel momento in cui ci si ritrova circondati da cataloghi infiniti, novità e troppe, troppe opzioni disponibili. Insomma, la scelta del titolo diventa essa stessa la serata cinema. E quindi perché complicarsi la vita? Rimanere ancorati alla propria comfort zone e tornare laddove si è stati bene, non può che farci tirare un sospiro di sollievo. La certezza di non andare incontro ad una delusione, la sicurezza di non rimanere feriti da stravolgimenti improvvisi e la consapevolezza di poter rivivere emozioni positive, sono senza dubbio delle motivazioni sufficienti per spingerci ad intraprendere questo folle volo per la seconda volta: rivedersi da capo tutte le sei stagioni della propria serie tv preferita. Un bisogno fisico che non può non essere assecondato. Calendario alla mano: tre episodi al giorno, una stagione a settimana, per sei stagioni, in poco più di un mese la missione del rewatch dovrebbe essere completata con successo. È tutta una questione di forza dell’abitudine, di ritualità, di comodità, di prevedibilità e anche di un po’ di nostalgia. Un po’ come tornare a casa.

Ma attenzione a non cadere nel tranello: non è tutto rose e fiori. Infatti, come in ogni telefilm, prima o poi il “plot twist” deve arrivare: il momento in cui durante il rewatch ti ritrovi in un mare di lacrime. Perché se la prima volta la disperazione è tanta ma inaspettata, la seconda invece non contempla vie di fuga: i finali struggenti totalmente attesi e la nostalgia assumono una potenza tale da portarti a slanci emotivi in confronto ai quali J. D. è una persona controllata ed equilibrata.

E poi si sa, la memoria inganna. Così in certi episodi e finali di stagione ci si ritrova spiazzati e tutti quei sogni da nostalgico appassionato si infrangono: come è possibile non ricordarsi come procede la storia? Così non finisci solo a mangiarti le unghie, le mani, i gomiti, ma anche e specialmente a imprecare contro te stesso perché sei caduto DI NUOVO in quelle sabbie mobili di ansia e sofferenza che avevi già superato con abilità e nelle quali sei tuttavia irrimediabilmente ripiombato.

Sei ancora convinto di volerlo fare?

Probabilmente sì. Siamo tutti un po’ pazzi allo stesso bellissimo modo. Sappi dunque che, se l’inizio sarà colmo di brividi di amore e di spasmi di gioia, il passo per cadere in un vortice di agitazione e inquietudine è molto breve e si cela dietro il più improbabile episodio.

Consapevole quindi dei “rischi del mestiere”, non ti resta che iniziare.

Ps: leggere attentamente la fenomenologia sopra illustrata, i rischi di piangere sono alti.

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martedì 31 Gennaio 2023