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Illustratrice di libri per bambini, Alessandra Taravacci si racconta

Alessandra Taravacci, spezzina di origine, è disegnatrice di interni, di oggetti e illustratrice editoriale. Tutto è iniziato molti anni fa, quando ha capito che la professione che avrebbe scelto doveva contenere due elementi per lei fondamentali: il colore e il disegno. Ha quindi intrapreso studi riguardanti il design, che le hanno consentito di lavorare alla ristrutturazione di varie case di importanti personaggi del mondo della cultura, dell’industria e delle istituzioni in Italia e in Belgio, dove ha vissuto per alcuni anni. Ha realizzato progetti dei quali la stampa specialistica si è ampiamente occupata in Italia e all’estero. Tornata in Italia, ha intrapreso un corso di illustrazione editoriale. Si è pertanto lasciata guidare dal desiderio di apprendere e di approfondire i temi legati all’editoria, ma soprattutto ha esplorato il vasto territorio delle tecniche concernenti l’illustrazione per bambini.

Alessandra, ci racconti come è nata questa tua passione?

Durante la mia permanenza in Belgio – ho vissuto a Bruxelles per tre anni dal 2013 – mi sono avvicinata con curiosità e ammirazione alla “nona arte”, termine coniato nel 1964 da Claude Beylie per definire il fumetto o graphic novel: è stato amore a prima vista e ha lasciato il segno… Resto letteralmente stregata dal linguaggio grafico delle strisce di Hergé: colori piatti racchiusi da profili neri che danno vita a disegni estremamente dinamici. Da qui è nata la mia passione per l’illustrazione.

Entrando nel dettaglio, che tipo di illustrazioni fai e quali tecniche utilizzi?

Sono autrice dei libri che illustro; generalmente, preferisco narrare e al contempo disegnare la storia che invento. I miei racconti parlano ai bambini e cerco sempre di affrontare temi che trattano il mondo visto dalla loro prospettiva e il loro rapporto con la società con la quale si confrontano. La tecnica che utilizzo per le illustrazioni è mista: disegno le scene “a fil di ferro” con pennino e china su cartoncino. Dopodiché li coloro digitalmente, inserendo anche alcuni elementi realizzati precedentemente con l’acquerello, come ad esempio i capelli dei personaggi. Talvolta, includo collage. Essendo interior designer, non trascuro alcun dettaglio quando si tratta di raffigurare gli interni dei luoghi in cui si svolge la scena.

Capitolo lavoro. Chi ti commissiona le illustrazioni?

Può accadere che una casa editrice mi chieda di illustrare un racconto scritto da terzi, ma preferisco proporre un progetto editoriale completo: una mia storia con le mie illustrazioni

Non è un mondo facile…come hai fatto ad entrare in contatto con le varie case editrici?

Ritengo sia molto importante frequentare le fiere del libro, specialmente quelle dedicate all’editoria per bambini e ragazzi. In queste occasioni, si conoscono editori ai quali si propongono i propri progetti. Non sempre si incontra l’interesse da parte delle case editrici, ma qualche volta accade il “miracolo”…

Per concludere: il momento artistico. Quando disegni a cosa pensi? Come immagini ciò che crei?

Mi immedesimo profondamente nella storia che sto raccontando e disegnando; provo molta empatia nei confronti dei miei piccoli personaggi. Spesso mi ritrovo a sorridere mentre illustro una scena che racconta un episodio particolarmente umoristico o se i personaggi sono caricaturali. Per contro, mi rattristo se descrivo una situazione malinconica. Mi piacciono i pastelli e il profumo di cedro che emanano. Adoro la china per le molteplici sfumature di nero che dona alla carta. Il colore è la mia vita e il disegno il mio lavoro.

 

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