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Giovani e lavoro: la classe non è acqua, la birra è passione

«Io sono convinto che la birra senta il tuo stato d’animo. Quando creo una nuova birra nella mia testa questa è perfetta, sono io che in 9 ore di lavorazione creo un divario tra realtà e ideale. L’ultima Ria aveva scritto sul tank “Fatta con amore” in ungherese, la nazionalità di mia moglie. Il suo “bravo” mi spinge a dare il meglio di me».

La passione per questa bevanda è giunta a Marco Tettamanti, trentaduenne mastro birraio di Passion – Italian Craft Brewery, tardivamente. Ad avvicinarlo a questo mondo è stato uno dei suoi soci, Marzio Dalpalù, con il quale condivide l’entusiasmo per l’enogastronomia. La svolta è arrivata nel 2011 durante un viaggio negli USA, allora all’apice della Craft Beer Revolution. Il suo carattere solare e socievole, nonché intraprendente, lo ha da subito portato ad abbracciare la filosofia di un birrificio con tap room, eventi, food truck, lattine e packaging. «Voglio che i miei clienti non vivano solo la mia birra, ma un’esperienza a 360°. Il mercato della birra artigianale è competitivo e di alta qualità. In Italia si bevono solo 23-25 litri/pro capite annui, di cui il 6% artigianale, quindi per chi lavora bene c’è un 94% del mercato da conquistare».

Nel 2016, dopo varie tappe formative in Inghilterra, Marco, insieme ai coetanei Marzio e Michele Zotta, ha aperto il suo birrificio con annessa tap room a Trento Nord. «Più si impara e più si scopre quanto non si sa e quanto non si saprà mai. Ti sembra di andare indietro invece che avanti, però è proprio questo che rende le cose interessanti. Ogni giorno è una scoperta o un’imprecazione. Sul fare la birra so ancora poco, ma conosco quello che vorrebbe bere il Marco al di là del bancone e mi fido del mio istinto. Prima di essere un produttore, sono un appassionato ed un fruitore».

La sua fantasia trova la massima espressione nei nomi onomatopeici delle sue birre. «Basta berne due o tre e vengono che è una meraviglia», afferma ridendo. L’esordio doveva essere Kick Off (“calcio d’inizio” in inglese), ma si è poi trasformato in Kick Hop, come luppolo. Per Mild oh mild si è ispirato alla birra dei minatori gallesi nata nel 1700. È creata dal secondo taglio delle birre normali, quindi ha una bassa gradazione. Attualmente è salvaguardata dall’associazione Camra – Campaign for real ale. A seguire la Helles, Springhen Spranghen, richiamo al suono dei brindisi tedeschi; FattyFatty BomBom, la ricca birra “ciccio, ciccio, panzo”; Boom Boom Shakalaka, un’atomica di luppolo; Ria Ria Gosaria, dagli incitamenti dei tifosi ungheresi; Sim Sala Bim, originariamente Bibbidì Bobbidì Bu, scartato poi perché troppo lungo. La prossima? Happy Hoppy, una luppolata felice.

Ai giovani che vogliono intraprendere un’attività in proprio, consiglia di guardarsi dentro. «Capire il perché lo vogliono fare, se per moda o perché ci credono veramente. Se la risposta è la seconda, allora che vadano avanti senza paura. Prenderanno tante porte in faccia, ma se l’idea è giusta, si deve perseverare e prima o poi si arriverà a coronare il proprio sogno».

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martedì 6 Dicembre 2022