Giovani e lavoro: intervista ad Andrea Tonelli, Chief Information Officer di GreadLab

È un vero e proprio training on the job quello che ha portato Andrea Tonelli, oggi 37enne, a crescere professionalmente fin da giovanissimo e ad accumulare preziose esperienze sul campo nell’ambito dell’informatica. Oggi, grazie a quel ricco e corposo bagaglio di conoscenze che mantiene in continua espansione, ricopre il ruolo di Chief Information Officer di GreadLab, realtà con sede a Rovereto specializzata in prodotti e soluzioni per la digitalizzazione delle imprese.

 Andrea, in cosa consiste il tuo lavoro?

«Mi occupo principalmente di progettualità tecnica, quindi della ricerca e della selezione delle migliori soluzioni da proporre alle aziende clienti, e gestisco il team delle figure sistemistiche, circa una decina di persone. Oltre a ciò, svolgo anche attività di pre-sales tecnico in quanto sempre più spesso dobbiamo sapere trasmettere quali sono i punti di forza dei prodotti che proponiamo a persone che sanno poco o nulla a livello prettamente tecnico, facendo comprendere in modo chiaro quali possano essere in concreto i vantaggi nell’ottica del loro business».

GreadLab che tipo di servizi offre alle aziende?

«Seguiamo tutti gli aspetti sistemistici e infrastrutturali delle aziende, dai server on premise, quindi nella sede fisica dell’azienda, a quelli in cloud, che negli ultimi anni vanno per la maggiore. Seguiamo poi tutta la parte di security, che è il nostro fiore all’occhiello: firewall, antivirus evoluti e anche soluzioni di sicurezza per server, dati e posta elettronica in cloud. Ci abbiamo messo due anni a individuare le soluzioni più valide ed efficaci in questo campo e il presidio di questo settore ci distingue rispetto ad altre realtà concorrenti. Molti pensano che il cloud sia sicuro ma non è così: è esposto al rischio nella stessa misura delle soluzioni in locale e va protetto con gli strumenti giusti».

Quindi dietro c’è una costante ricerca delle soluzioni più adatte e aggiornate…

«Sì, tutto cambia velocemente nel settore. Ecco perché studiamo continuamente le soluzioni che offre il mercato e selezioniamo quelle che più si addicono allo small business italiano, il tipo di azienda che possiamo trovare con maggior frequenza in Trentino e in Veneto, in nostri principali territori di riferimento. Questo tipo di aziende deve concentrare le proprie forze sul business, affidandosi a un partner informatico esterno che possa occuparsi in toto di tutta la parte tecnica. Noi ci siamo 7 giorni su 7, 365 giorni all’anno».

Quali sono gli aspetti del tuo lavoro che ti appassionano di più?

«Sono un amante della tecnologia. Il fatto di essere in continua evoluzione dal punto di vista tecnologico mi permette di vedere sempre cose nuove. Ogni anno è una nuova sfida e si va in cerca di soluzioni che fino all’anno prima magari nemmeno esistevano, aprendosi a settori nuovi. Oggi ad esempio stiamo lavorando moltissimo sulla unified communicatione collaboration, la comunicazione all’interno delle aziende, che con la pandemia ha avuto una forte espansione, ma anche sulla security nei processi industriali e nell’Internet of Things. In collaborazione con hacker etici offriamo vulnerability assessement e penetration test, ossia la simulazione di attacchi hacker per verificare la tenuta dei sistemi di sicurezza. Questa è una nuova frontiera che nei prossimi anni avrà, a mio avviso, un boom pazzesco e sulla quale stiamo studiando da tempo. Ultimo aspetto per me fondamentale è la possibilità di lavorare per aziende che fanno business completamente diversi, è molto interessante. Al momento seguiamo 500 aziende… diciamo che non c’è tempo di annoiarsi».

Come sei arrivato fin qui?

«Ho avuto una formazione di tipo tecnico alla scuola secondaria superiore e già a 19 anni sono entrato in Gread. Ho fatto per anni la gavetta tecnica, toccando con mano sistemi e soluzioni per aziende sia piccole che medie e grandi. È stato un costante training on the job. Negli anni sono diventato prima Responsabile del reparto tecnico e, un anno e mezzo fa, Chief Information Officer. Esser CIO per me è il massimo, è la mia passione. Se ci sono arrivato credo sia merito della mia voglia di conoscere, che non si esaurisce mai, così come della possibilità che ho avuto di imparare tantissimo da alcune figure-guida che ho avuto la fortuna di incontrare sul campo e a cui devo molto».

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martedì 22 Giugno 2021