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Giovani e lavoro: il Bar Malghet di Lamar, intervista a Maria Giulia e Livio

A vederla da lontano sembra ancora oggi una tipica malga trentina, e in effetti un tempo ci si produceva il formaggio, ma oggi è un dinamico punto di ritrovo e ristoro per tutti coloro che frequentano i Laghi di Lamar, turisti o persone della zona. Maria Giulia Ruberto e Livio Biasiolli, 34 anni toscana lei e 27 anni trentino lui, nel 2019 si sono aggiudicati il bando del Comune per la gestione della struttura e l’hanno trasformata nel “Bar Malghet”.

Maria Giulia, come mai avete deciso di avventurarvi in questa nuova esperienza e proprio ai Laghi di Lamar?

«Sia io che Livio abbiamo esperienza come baristi, perché solitamente durante la stagione invernale lavoriamo sull’Altopiano della Paganella, ma abitiamo a Monte Terlago. La struttura dove siamo oggi la vedevamo chiusa da tempo e ci dispiaceva, perché è un posto bellissimo. Così abbiamo pensato di informarci con il Comune per capire se fosse possibile utilizzarla. In effetti abbiamo scoperto che era stata recentemente ristrutturata e di lì a poco è uscito il bando…»

…e voi siete stati bravi ad aggiudicarvelo! Qual è la vostra proposta?

«Noi puntiamo molto sui prodotti del territorio: il gelato è artigianale, le birre tutte dal Trentino, pane, carni, formaggi e ortaggi per i piatti freddi che proponiamo a pranzo li prendiamo da agricoltori del territorio. Ma al di là di questo, abbiamo puntato molto anche sugli eventi. Abbiamo inaugurato a giugno del 2019 e durante la scorsa stagione abbiamo proposto spesso eventi musicali dal vivo all’aperto, visto che abbiamo tanto spazio esterno, ma anche cene con delitto, serate a tema in collaborazione con altre realtà locali o cooperative sociali. Ad esempio, abbiamo fatto una serata in collaborazione con il Muse dedicata ai pipistrelli, un’altra con un gruppo di sommozzatori».

Mi pare di capire che il Malghet è un bar per i turisti di passaggio che vengono al lago ma anche un luogo aperto ad eventi di vario tipo o a gruppi che cercano uno spazio di convivialità.

«Sì, è così. Normalmente siamo aperti tutti giorni, dal lunedì al venerdì dalle 14.00 alle 20.00, il sabato e la domenica dalle 10.30 alle 20.00. Ma oltre al servizio bar e ai pranzi veloci, siamo disponibili su prenotazione anche a riservare il locale per feste private, cene o eventi culturali».

Come ha impattato la pandemia sulla vostra attività, peraltro così giovane?

«L’anno scorso è andata bene, siamo stati soddisfatti perché da giugno a metà settembre siamo riusciti a rientrare degli investimenti iniziali. Il 2020 doveva essere l’anno della prima vera crescita dell’attività, ma il virus ci ha bloccato. Dovevamo aprire a marzo e invece abbiamo potuto farlo soltanto il 22 maggio. I primi turisti, anche da fuori, ora abbiamo iniziato a vederli, ma ancora non siamo a pieno ritmo. Speriamo che presto tutto torni alla normalità, anche perché teniamo aperto solo fino a metà settembre e vorremmo presto poter ricominciare con gli eventi».

Giulia, è venerdì pomeriggio e tu sei qui con me a fare l’intervista invece che al Bar. Hai lasciato Livio da solo oggi?

«Eh sì (ndr, ride), me la sto prendendo con un po’ più di calma quest’anno, nelle fasce orarie dove c’è meno gente resta solo lui al Bar e io mi riposo. Il 2020 ci ha portato un’altra grande sorpresa. Aspettiamo una bimba che nascerà a settembre».

Beh, allora non posso che concludere augurando a te e a Livio il meglio, sia per l’avventura del Bar che per questa bellissima novità!

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