Contest Giornalismo Partecipativo, “Geopolitica e conflitti nel mondo”

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Quanti di noi saprebbero elencare le guerre presenti oggi nel mondo? Informarsi a 360 gradi risulta spesso difficile, vista la necessità di doversi rivolgere a numerosissime fonti. Ad occuparsene e a tenerne traccia è l “Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo”, progetto nato da un’idea del giornalista Rai Raffaele Crocco e sviluppato in una pubblicazione annuale e in un giornale online.

Crocco – direttore responsabile dell’“Atlante” – in occasione della lezione “Geopolitica e conflitti nel mondo” tenuta nell’ambito del Contest di Giornalismo Partecipativo 2020 – Tempora Onlus, ha introdotto il progetto ai ragazzi, sviluppando in seguito numerose tematiche contingenti.

Punto di partenza della conferenza è stata una riflessione sulla geografia, strumento essenziale per comprendere le guerre e le loro ragioni, ma soprattutto per capire com’esse siano mutate nel tempo: «durante la Grande Guerra il numero di morti comprendeva più militari che civili, cent’ anni dopo, invece, i conflitti s’impegnano ad uccidere più gente “comune”, facendo leva sul popolo con terrorismo e terrore, nell’intento di disgregare società ed identità». A mutare nel tempo è stato anche il modo di concepire il nostro pianeta e soprattutto di disegnarlo: «dopo la scoperta dell’America, l’Europa acquisì cruciale importanza ed il geografo Mercatore nel Cinquecento decise così di rappresentare il mondo mettendo quest’ultima al centro: la sua idea venne abbracciata e tramandata per ben cinque secoli. Successivamente alla Seconda guerra mondiale vi fu tuttavia un profondo cambiamento di prospettiva: circondati dalle macerie di città distrutte e prostrati dai milioni di morti, si sancì finalmente l’equità dei diritti con la “Dichiarazione universale dei Diritti Umani”».

Nacque così, di nuovo, la necessità di ridisegnare il pianeta. A farlo fu Arno Peters, rispettando, questa volta, a differenza di Mercatore, le proporzioni tra le superfici dei continenti. «La geografia dà una chiara idea di come vediamo il mondo ed è un modo per capirlo e raccontarlo, decidendo chi sta dove» afferma Crocco, che conclude: «i confini, creati con matita e righello, sono stati spesso causa di guerre, come nel caso della Libia».

Al termine della lezione, una domanda dà il là ad una riflessione su come sia cambiato il modo di fare giornalismo in quest’ambito, in relazione ad un approccio sempre più tecnologico, veloce e immediato all’informazione e su quanto sia ancora possibile trovare spazi per un approfondimento maggiore: «Sono stato per quindici anni sul campo in qualità d’inviato e posso assicurare che il modo di fare informazione “mordi e fuggi” c’è sempre stato. Credo tuttavia che i reportage di guerra richiedano tempi lunghi e che la tecnologia non sia un ostacolo ma anzi, volendo, un modo per avere più tempo e raccogliere ancor più dettagli. Dovremmo come cittadini tentare di ricondizionare il mercato per far sì che un tipo di informazione più “lunga” sia maggiormente richiesta».

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mercoledì 3 Giugno 2020