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Frutta e verdura: sì, ma quale?

Foto di JaMA, Unsplash

Oramai lo sappiamo: frutta e verdura sono più sostenibili della carne, da ogni punto di vista. Se avete scelto di bandire del tutto la carne – e più in generale le proteine animali – dal vostro tavolo o anche solo di mangiarne quantità limitate, significa che state lottando in prima linea per ridurre rifiuti e gas serra, per risparmiare le risorse idriche e, più in generale, per promuovere un sistema alimentare più sostenibile. La Terra – e la vostra salute – ringraziano. Avanti tutta con frutta e verdura, dunque, ma senza abbassare la guardia: coltivare, raccogliere, conservare, trasportare e consumare vegetali ha comunque un impatto ambientale e a riguardo è bene sapere che alcuni frutti, così come alcune verdure, sono decisamente meno virtuosi di altri.

Innanzitutto, come regola generale, è sempre bene consumare frutta e verdura di stagione, dove con “di stagione” intendiamo alimenti coltivati all’aria aperta durante la loro stagione naturale e consumati nel medesimo Paese. Una definizione importante che precisa con esattezza la soluzione ideale per contenere al massimo l’immissione di gas serra nell’ambiente, perché permette non solo di evitare lunghi e inquinanti trasporti via aria, mare o terra, ma anche di scongiurare gli elevati consumi energetici che richiedono le serre riscaldate dedicate alla coltivazione fuori stagione o i frigoriferi destinati alla conservazione. Riassumendo, appendiamo un calendario delle stagioni a lato del frigo e non dimentichiamoci di dargli una sbirciata prima di fare compere.

Un’altra buona pratica è evitare possibilmente i prodotti pronti, come ad esempio le buste di insalata già predisposta per essere consumata o le vaschette di frutta preventivamente tagliata e mixata per noi. Sono comodi, va da sé, ma lavare, conservare e confezionare questi prodotti ha un costo energetico maggiore rispetto alla controparte non elaborata. Un costo di cui risentiranno le nostre tasche e, soprattutto, l’ambiente.

Avocado, ananas, banane, mango… sapori tropicali a cui ci siamo abituati e che quotidianamente ricerchiamo al supermercato senza pensare che le colture esotiche spesso si espandono a discapito delle foreste e che raggiungono le nostre tavole dopo lunghi viaggi che causano elevate emissioni inquinanti. È importante verificare sempre il Paese di provenienza e, se possibile, scegliere alternative locali: oggi frutti quali mango, avocado, litchi e annona, ad esempio, si coltivano con successo in Sicilia e in Calabria, ma anche nel Nord Italia non mancano alcune coltivazioni esotiche come quelle di kiwi rosso e di asimina. Accorciare le distanze vuol dire non solo ridurre notevolmente l’impatto ambientale, ma anche scegliere prodotti più buoni e saporiti perché colti dalla pianta solo a completa maturazione e non, al contrario, maturati a bordo di una nave.

Patate, mele, piselli, fagioli e broccoli sono in assoluto i cinque vegetali che dominano il podio della sostenibilità. Alcuni richiedono poca acqua in fase di coltivazione; altri necessitano di un basso uso di agrofarmaci per evitare parassiti e malattie o di poco fertilizzante sintetico; altri ancora, come i fagioli, sono degli ottimi sostituti della carne e si conservano a lungo… diverse ragioni, insomma, ma tutte validissime per meritare l’appellativo di cibi del tutto sostenibili. A patto che la loro coltivazione non dia vita a devastanti monocolture intensive che, tra le altre cose, impongono alla natura ritmi assurdi, impoveriscono il suolo, accrescono la deforestazione e annientano preziosi insetti impollinatori a causa di pesticidi e diserbanti. Anche qui, è sempre buona norma documentarsi prima di acquistare un prodotto.

La sostenibilità è una scelta che siamo chiamati a fare, a tavola come nei diversi aspetti della nostra vita, un impegno da vivere come un valore che oggi definisce il progresso della nostra civiltà al pari di libertà, uguaglianza o democrazia.

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martedì 6 Dicembre 2022