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Faber e Riva, sardi d’adozione (seconda parte)

Leggi la prima parte dell’articolo.

Il cantautore genovese decise di trasferirsi in Sardegna per coronare un sogno che aveva sin da bambino: vivere in campagna. Durante la guerra aveva trascorso i primi anni della sua infanzia nelle campagne piemontesi e sentiva la forte necessità di tornarci. Ma perché proprio la Sardegna? Se era la campagna il suo desiderio, avrebbe potuto trovare una sistemazione molto più comoda rispetto ad un’isola in mezzo al Mediterraneo. A De André però piaceva il modo di vivere dei sardi e specialmente il fatto che la Sardegna, all’epoca, era una terra quasi incontaminata dove si viveva lentamente, al ritmo della natura. Questo sogno si scontrò però anche con la dura realtà: lui e sua moglie, Dori Ghezzi, vennero rapiti nell’agosto del 1979 e sequestrati per 117 interminabili giorni. Neanche questa brutta esperienza gli fece cambiare idea su quella che ormai era diventata la sua isola. Queste le sue parole al riguardo: “La Sardegna è un luogo in cui le tensioni sociali esistono. Ma sono temperate dal contatto diretto con la natura e da una profonda moralità e ospitalità. Per quanto strano possa apparire, anche questo ho trovato nei nostri carcerieri.

Il legame tra la Sardegna e De André trova tutt’oggi continuità, ad anni dalla sua scomparsa, tra le mura dell’Agnata: la tenuta che acquistò con Dori, nel 1975, negli anni si trasformò in agriturismo ed hotel.

Riva e De André hanno segnato un’epoca e un popolo rimasto ai margini della società per troppo tempo. Il loro rapporto con l’isola che li ha adottati è basato su un dare e ricevere reciproco, in cui non c’è malizia ma solo riconoscenza da parte di entrambi. Saranno immortali nel cuore di chi ha potuto conoscerli e nei racconti di gol spettacolari e di canzoni che risuonano nel maestrale: un patrimonio memoriale che ormai si tramanda di padre in figlio, da nonno a nipote.

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sabato 25 Maggio 2024