Ditelo con i fiori… ma attenzione a cosa dite!

Il linguaggio dei fiori è da sempre una forma di comunicazione molto usata e romantica e, anche se non se ne conosce più il significato, ricevere un fiore suscita ancora tenerezza e forti emozioni.

Ma perché si usano proprio i fiori per comunicare? La “florigrafia” – o il linguaggio dei fiori – ha alle spalle una storia antichissima, intrigante e ricca di aneddoti. Oltre ad aver avviato una tradizione di regali per le ricorrenze, ha anche sostituito parole non dette, arricchendone il valore.

Nella letteratura classica, ad esempio, la pianta d’alloro viene associata all’amore. Nel mito greco di Apollo e Dafne, Cupido scaglia due frecce d’amore verso i due protagonisti e fa in modo che lei non ricambi mai l’amore per lui. Dafne, per sfuggire al corteggiamento di Apollo, si fa trasformare dai suoi genitori in pianta d’alloro. Questa pianta viene così consacrata ad Apollo e, successivamente al figlio Asclepio, dio della medicina. A lui si associa l’uso delle foglie d’alloro per la cura di diverse malattie, fra cui anche la peste. Risale al Settecento, invece, la pratica di comunicare attraverso i fiori: in Turchia, le donne li usavano per inviare i messaggi in codice ai sultani. Questa usanza, che arriva anche in Europa, un secolo dopo suscita un interesse tale da far sviluppare una letteratura dedicata.

All’epoca, ogni comportamento associato ai fiori aveva un significato a sé: la scelta della pianta, del suo colore, del numero di fiori e persino della mano con cui venivano consegnati! Oggi le regole da rispettare sono meno, ma vengono ancora seguite con attenzione, pur non conoscendone le loro origini.

Ad esempio, perché è di buon auspicio regalare le rose in numero dispari, tranne quando se ne regalano dodici (o multipli)? La prima regola risale all’antica tradizione della “Cabala” – l’arte dell’interpretazione dei numeri. In quest’ambito, i numeri pari si associano all’equilibrio e sono privi di “carica positiva”. Pertanto, le rose si regalano a numero pari solo in occasioni tristi. I numeri dispari, al contrario, propendono verso il movimento e l’apertura. Di conseguenza, sono adatte alle occasioni liete. L’eccezione delle rose regalate a dozzine, invece, risale all’epoca Vittoriana. In quel periodo, donare rose voleva dire impegnarsi in una relazione seria e duratura. Il numero dodici si rifà ai testi sacri e alla mitologia: dodici apostoli, dodici cavalieri della Tavola rotonda, dodici cavalieri dello Zodiaco… Inoltre, la somma delle cifre che compongono quel numero (1 e 2) corrisponde a tre, numero divino. Il che rendeva il dono ancora più nobile.

Fortunatamente, oggi regalare dei fiori è meno complesso di un tempo: eventuali errori nella scelta del fiore non provocano obblighi, né malintesi irreparabili. La conoscenza della florigrafia, tuttavia, resta affascinante e avvincente. Inoltre, all’occasione, può tornare utile per comunicare qualcosa in modo sorprendentemente originale.

Approfondimenti
Lascia un commento

I commenti sono moderati. Vi chiediamo cortesemente di non postare link pubblicitari e di non fare alcun tipo di spam.

Invia commento

Twitter:

  • Per la nostra sezione cultura vi proponiamo l'intervista al giovane autore Giacomo Postinghel, vi ...
  • “L’occhio su Trento", in questo secondo appuntamento, ci porta ad ammirare dall’alto del Do ...
  • Essere allenatori di calcio significa anche educare: ce ne parla Francesco Coppo, preparatore dei ...
  • Abbiamo incontrato Rebecca, Martina e Maria Chiara che ci hanno raccontato come, con la loro pagi ...
  • "Sogno di poter continuare a suonare e imparare tutta la vita, e lo realizzo giorno dopo giorno". ...
  • In questo primo appuntamento della rubrica "L'occhio su Trento" raccontiamo, facendoci largo tra ...

martedì 22 Giugno 2021