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“Ditelo con i fiori”: dolce e leggero Fleur de Lys

Un tempo tra ampie distese di giallo dorato spiccavano qua e là macchioline di rosso e di azzurro che tingevano il grano come i pigmenti la tavolozza di un pittore. Il rosso apparteneva ai resilienti papaveri, il blu ai leggiadri fiordalisi.

Oggi raramente si vede ancora il cielo scendere a dipingere i campi col suo colore: l’uomo sta infatti estinguendo questo fiore delicato attraverso l’uso di diserbanti chimici nella coltivazione. Eppure il fiordaliso ha origini antichissime, risalenti addirittura al periodo neolitico.

Proprio questa sua capacità di crescere spontaneamente in mezzo al grano gli è valsa l’attribuzione del sottogenere scientifico Cyanus segetum, ad opera del botanico inglese John Hill. Segetum deriva infatti dal latino seges, che significa “campo coltivato”.

Il suo nome scientifico – Centaurea cyanus – si deve invece al botanico svedese Carlo Linneo che nel 1737 lo inserirà nel gruppo delle Asteraceae.

Centaurea rimanda alla storia del centauro Chirone, mitica creatura metà uomo e metà cavallo, alla quale Zeus aveva donato l’immortalità. Un giorno Hercules lo colpì ad una zampa con una freccia avvelenata. Chirone si trovò così nella spiacevole situazione di non poter morire, in quanto immortale, e allo stesso tempo di non poter più camminare per via del veleno che gli era entrato in circolo. Dopo molte sofferenze, riuscì a guarire, sul finire della primavera, grazie ad un impacco di fiordalisi appena sbocciati.

Questa pianta possiede infatti proprietà curative tali da essersi guadagnata il soprannome di “erba degli incantesimi”. Tuttora viene comunemente utilizzata in farmaceutica nei colliri e in erboristeria per curare le infiammazioni agli occhi.

Cyanus fa invece riferimento ad un secondo mito romano che vede protagonista Flora, la dea della fioritura, che, trovando il suo amato morto in un campo di fiordalisi azzurri, decise di onorarlo identificando con il suo nome, Ciano, il colore di quei fiori.

Il nome generico deriva dal francese fleur de lys che tradotto alla lettera significa “fiore di giglio”. Fu, però, Guglielmo I, re di Germania, ad adottarlo come stemma. La leggenda narra che, fuggendo da una battaglia, giunse in un campo di grano dove vide sua madre intenta a intrecciare piccoli mazzi di fiordalisi per calmare i bambini spaventati. Al suo ritorno a corte aveva trovato il simbolo per il suo casato.

Nell’iconografia cristiana viene spesso rappresentato nei dipinti con il tema dell’Assunzione della Vergine, in quanto simbolo di Cristo.

Cosa comunichiamo allora quando regaliamo questo fiore? Nella tradizione occidentale esso rappresenta la dolcezza e la leggerezza. Il fiordaliso va quindi donato in segno di sincera amicizia. In Oriente invece si regala alla persona amata come augurio di felicità.

Ho trovato un fiore azzurro
nato nella durissima prateria.
Da dove, da che fondo
trai il tuo raggio azzurro?
La tua seta tremante
sotto la terra
comunica col mare profondo?
Lo sollevai tra le mani
e lo guardai come se il mare vivesse
in una sola goccia
come se nel combattimento
della terra e delle acque
un fiore levasse in alto
un piccolo stendardo
di fuoco azzurro, di pace irresistibile,
d’indomita purezza.

(Pablo Neruda)

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