Dimmi come mangi e ti dirò chi sei

Siamo quello che mangiamo: un concetto che, per quanto realistico, è ormai declassato.
Il cibo si evolve e, da nutrimento e creazione, si eleva a linguaggio. Avete mai pensato al cibo come “atto comunicativo”? Il modo in cui si mangia racconta chi siamo, trasformando anche una semplice pizza in un mezzo di comunicazione in grado di svelare personalità nascoste.

Di conseguenza, il nuovo motto culinario diventa “Siamo come mangiamo”. Per conoscere una persona, quindi, non è necessario avvalersi di riflessioni psicanalitiche, ma è sufficiente un singolo e spontaneo gesto: un invito. Invitate a pranzo uno sconosciuto, osservatelo mentre mangia e chiedetevi il perché: il suo modo di rapportarsi con il cibo vi permetterà di identificare tratti della sua personalità che prima ignoravate.

È giunto quindi il momento di conoscersi, passando dalla teoria alla pratica.

Tu da dove cominci? No, non ho intenzione di scatenare meccanismi esistenziali o di originare crisi mistiche. Intendo, tu da che parte cominci? Prendiamo una pizza: addenti prima il cornicione o affronti subito l’interno? Si tratta di una questione altamente filosofica. Esiste, infatti, una prima categoria di individui che, senza remore, segue un attento ordine: dall’esterno all’interno. Una cosa è certa: non importa quanti cornicioni, bordi e croste si intrometteranno tra voi e un cuore filante, li affronterete tutti, uno ad uno, senza demordere.

Appartenete a quella mitica tipologia di persone che, cascasse il mondo, lo zucchero lo mangeranno sempre dopo la pillola e non viceversa. Avete imparato ad ingoiare l’amaro per poi apprezzare il dolce sempre un po’ di più. Siete abituati a conservare la sostanza, il gusto e il piacere alla fine per godervelo meglio o forse per semplice timore di non potervelo godere affatto. Appartenete al club dei mangiatori di pizza testardi, organizzati e con una briciola di anticonformismo latente che mai vi abbandonerà.

E poi come dimenticare quell’ulteriore, alternativa e fantomatica categoria che tutti noi conosciamo bene: gli altezzosi. Anche una pizza si trasforma in una passerella snobistica verso il successo e così, circondati da riflettori e schermi, non vi scordate di puntare direttamente verso l’inquadratura. Mirare sempre al cuore: la sentenza della vostra vita. Così decidete di tralasciare la seconda classe – i bordi – per dirigervi, dotati di lasciapassare esclusivo, direttamente al centro. Insomma, come chi visita Venezia senza apprezzare il mare.

Tuttavia, tralasciando modi di fare, stereotipi e abitudini, tra un boccone e l’altro, anche le nostre personalità raggiungono lentamente la cottura. Così chi sceglie di partire dai bordi rischia il più delle volte di riempirsi inutilmente finendo per non riuscire più ad assaporare la profondità – di una semplice pizza quanto della quotidianità. Chi, invece, tende a tralasciare le estremità si scontra con la minaccia di perdere di vista il contesto generale e – con esso – il sapore stesso delle cose.

Forse bisognerebbe semplicemente mangiare di più e pensare di meno.
In ogni caso, vi dedico una premura, un consiglio o una semplice opinione che sia: cambiate modo di mangiare, cambiate prospettiva, partite dal come e chiedetevi il perché.

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sabato 23 Gennaio 2021