Contest Giornalismo Partecipativo, “Geopolitica dei media”

È Zouhir Louassini – giornalista Rai, editorialista de L’Osservatore Romano, dottore di ricerca in Studi Semitici dell’Università di Granada e visiting professor in varie università italiane e straniere – l’ospite dell’evento speciale “Geopolitica dei media” tenutosi, rigorosamente in via telematica, nell’ambito del Contest di Giornalismo Partecipativo-Tempora Onlus 2020.

«L’obiettivo della geopolitica dei media è indagare sulle verità che vengono presentate dai mass media, ragionando sugli interessi che vengono difesi da questi ultimi, in relazione ai diversi attori protagonisti di una determinata scena politica ed economica» spiega Louassini, introducendo l’essenza stessa della disciplina.

Analizzando l’azione dei media è possibile risalire a quali siano effettivamente questi interessi, riuscendo a comprendere la situazione di un determinato territorio e, successivamente, contestualizzarla nello scenario internazionale. «Fondamentali per cifrare l’influenza che, in un’area geografica, hanno i media sull’opinione pubblica – spiega il giornalista – sono quattro fattori: le infrastrutture che permettono ai media di funzionare, la produzione mediatica, il consumo dei media ed il flusso di informazioni».

L’incontro prosegue con vari esempi, partendo dal mondo arabo e dall’effettiva influenza dei governi sui principali mass media di quell’area: «Questa influenza la si può comprendere rilevando le differenze sostanziali, a seconda dell’emittente, nel raccontare gli stessi avvenimenti» precisa Louassini. Sempre tendendo come cardine il concetto che i media riflettono costantemente i cambiamenti geopolitici, la carrellata prosegue volando negli Stati Uniti, per introdurre il concetto Centro-Periferia: «Quello che accade a New York è minimamente conosciuto nei territori interni, che vivono quasi un isolamento mediatico» e questo fenomeno si può rilevare ovunque: «Le notizie provenienti dai centri d’interesse economico e politico di una determinata area sono più percepite rispetto ad altre, a prescindere dalla loro importanza».

Tra una domanda e un intervento dei giovani partecipanti – sempre molto coinvolti – si inserisce una riflessione sui media italiani che: «Spesso si limitano ad accostarsi agli interessi occidentali, difendendo il sistema delle alleanze, ragionando però spesso in termini di bianco o nero, con il rischio di produrre semplicemente un giudizio su ciò che accade senza realmente spiegarlo». Media italiani che, limitati anche da un fattore linguistico – utilizzando solo l’italiano per fare informazione – hanno scarsa capacità di comunicare al mondo.

In conclusione c’è spazio per una battuta sul concetto di “buona informazione” che: «Deve saper fornire tutti gli elementi per permettere all’utenza di elaborare un proprio spirito critico, evitando di creare una massa di tifosi incapaci di ragionare». Tutto questo però, ci tiene a precisare Zouhir Louassini: «Deve andare di pari passo con una rivoluzione culturale, a partire dal mondo dell’istruzione, che deve essere in grado di educare i giovani allo sviluppo di una coscienza critica, sollevandoli dalla dimensione della polemica fine a se stessa».

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martedì 14 Luglio 2020